L’Opas di Intesa Sanpaolo su Mps incassa i primi riscontri positivi dal mercato. Dopo la presentazione dell’offerta, i vertici di Ca’ de Sass hanno avviato una ricognizione tra i grandi investitori per sondare il giudizio degli operatori sull’operazione.
Il punto centrale è la struttura dell’azionariato del Monte dei Paschi di Siena: circa il 60% del capitale è in mano a investitori istituzionali e retail, mentre il resto fa capo a Delfin con il 17,52%, al gruppo Caltagirone con il 13,5%, al Mef con il 4,86% e a Banco Bpm con il 3,74%.
Mps-Intesa Sanpaolo, il peso dei grandi fondi
Come riportato oggi da il quotidiano Il Sole 24 Ore, tre investitori possono diventare decisivi: BlackRock, Vanguard e Norges, presenti sia nel capitale di Mps sia in quello di Intesa Sanpaolo.
BlackRock detiene il 4,89% di Mps e il 4,79% di Intesa. Vanguard ha il 3,13% della banca senese e il 4% di Ca’ de Sass, mentre Norges possiede rispettivamente il 2,98% e l’1,18%. Insieme valgono circa l’11% del Monte e il 10% della banca guidata da Carlo Messina.
Così Intesa Sanpaolo vuole costruire un gigante del risparmio
Le alternative devono convincere il mercato
Il primo feedback favorevole non chiude la partita, ma alza l’asticella per eventuali contromosse. Qualsiasi alternativa, dalla fusione tra Mps e Banco Bpm a un’offerta del Monte dei Paschi su Banco, dovrebbe convincere anche la quota di mercato non riconducibile agli azionisti privati.
Il nodo passa anche dalla passivity rule, che impone il passaggio in assemblea per un eventuale piano alternativo. Per competere con lo schema di Intesa Sanpaolo e Unipol, una proposta concorrente dovrebbe quindi risultare più forte sia sul piano economico sia su quello industriale.
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