Mps prepara il nuovo asse con Banco Bpm

Siena accelera sul consolidamento bancario mentre prosegue il riassetto di Mediobanca. Sul tavolo sinergie, sportelli e nuovi equilibri.

Mps prepara il nuovo asse con Banco Bpm© Photo by Stefania D'Alessandro/Getty Images

Il risiko bancario torna a ruotare attorno a Monte dei Paschi di Siena (Mps). La banca guidata da Luigi Lovaglio si muove infatti su più fronti: da un lato il rafforzamento del progetto industriale con Mediobanca, dall’altro i contatti sempre più frequenti con Banco Bpm, in un quadro che potrebbe ridefinire gli equilibri del credito italiano.

Le interlocuzioni tra Siena e l’istituto milanese si sarebbero intensificate nelle ultime settimane, alimentando le ipotesi su una possibile aggregazione. Un dossier che viene seguito con attenzione dagli advisor finanziari e che il mercato osserva da vicino, anche alla luce del recente andamento del titolo Banco Bpm, cresciuto del 9,1% nell’ultimo mese.

Secondo le valutazioni degli analisti, l’eventuale integrazione permetterebbe di creare un Gruppo con circa 450 miliardi di asset, una quota del 15% nei prestiti e del 13% nei depositi, oltre a una rete di quasi 2.900 filiali. La capitalizzazione complessiva potrebbe superare i 50 miliardi di euro, avvicinando il nuovo polo alle dimensioni dei principali gruppi bancari italiani.

Il dossier Banco Bpm entra nel vivo

A sostenere le indiscrezioni contribuisce anche il clima emerso nelle ultime settimane attorno alla governance di Mps. La riconferma di Lovaglio alla guida dell’istituto senese ha rafforzato la continuità strategica del Gruppo e consolidato il percorso di crescita per linee esterne.

Come riportato oggi in un articolo del Corriere della Sera, gli analisti stanno valutando diverse possibili strutture dell’operazione, comprese offerte pubbliche di scambio o acquisizioni con una componente cash. Restano però aperte alcune questioni industriali e regolamentari, soprattutto sul fronte Antitrust.

L’aggregazione tra i due istituti potrebbe infatti rendere necessaria la cessione di circa 130 sportelli, concentrati in aree dove la presenza combinata delle due banche raggiungerebbe quote particolarmente elevate, tra Toscana, Lombardia, Liguria e Veneto. Il valore stimato delle filiali considerate in eccesso sarebbe pari a circa 730 milioni di euro.

Nel riassetto potrebbe avere un ruolo anche Crédit Agricole, già azionista di Banco Bpm con il 22,9%. La banca francese potrebbe guardare con interesse agli sportelli destinati alla dismissione per rafforzare la propria presenza commerciale in alcune regioni italiane.

Il dossier Mediobanca

Parallelamente Mps continua a lavorare sul fronte interno, con l’obiettivo di accelerare l’integrazione di Mediobanca nel nuovo assetto del Gruppo. Il progetto punta a mettere a sistema le diverse attività finanziarie sotto una regia più centralizzata.

Secondo quanto pubblicato dal quotidiano il Giornale, nelle ultime settimane sarebbero emerse riflessioni anche sull’assetto manageriale di Piazzetta Cuccia. Al centro delle indiscrezioni il ruolo dell’amministratore delegato Alessandro Melzi d’Eril, mentre prosegue il confronto sulla futura organizzazione della banca d’investimento.

L’obiettivo industriale resta quello di costruire un Gruppo capace di integrare banca commerciale, credito al consumo, private banking e investment banking. In questo percorso rientrano anche le attività di consulenza finanziaria di Widiba e Mediobanca Premier, mentre il business del credito al consumo di Compass sarebbe destinato a confluire nel perimetro di Mps.

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