Mps perde 3,3 miliardi sul caso Mediobanca, poi risale con Lovaglio

Dopo il crollo, Mps prepara una memoria difensiva per Bce e Bankitalia. Intanto la Procura sequestra i telefoni dei vertici di Mediobanca. Venerdì 5 dicembre il cda

Mps, il cda apre a Lovaglio sul voto per il nuovo boardL'a.d. di Mps, Luigi Lovaglio, durante un'audizione della Commissione parlamentare di inchiesta sistema bancario, finanziario e assicurativo, tenutasi lo scorso ottobre

Dopo giornate di tensione e vendite in Borsa, Monte dei Paschi di Siena (Mps) torna a respirare, guadagnando l’1,36%. Ma resta pesante il bilancio dall’inizio dell’inchiesta: la banca ha perso 3,3 miliardi di euro di capitalizzazione e il titolo è sceso del 12,6%, toccando i minimi da novembre. Il parziale recupero è arrivato dopo le indiscrezioni sulla linea difensiva di Lovaglio, che ha deciso di predisporre una memoria per Bce e Bankitalia

Nei giorni scorsi, l’indagine della Procura di Milano ha ipotizzato un presunto concerto tra l’amministratore delegato di Mps Luigi Lovaglio, Francesco Gaetano Caltagirone e Francesco Milleri, presidente di Delfin, per prendere il controllo di Mediobanca senza informare il mercato, con l’obiettivo finale di condizionare anche Generali. I tre sono indagati per aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza.

Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, venerdì si riunirà un consiglio di amministrazione straordinario della banca, durante il quale Lovaglio illustrerà una relazione dettagliata destinata anche a Bce e Bankitalia. Il manager si dice fiducioso di poter dimostrare la correttezza del suo operato. L’indagine ha portato all’acquisizione dei telefoni cellulari del presidente di Mediobanca Vittorio Grilli e dell’amministratore delegato Alessandro Melzi d’Eril, che non risultano però indagati.

Gli inquirenti si stanno concentrando sugli incroci azionari tra i soggetti coinvolti. Caltagirone e Delfin sono entrati insieme in Mps con l’ultimo aumento di capitale promosso dal Mef e hanno sostenuto l’ops su Mediobanca, dove erano azionisti con il 9,9% e il 19,8%. Entrambi sono anche soci di Generali, dove negli anni passati si erano scontrati con il cda sostenuto da Mediobanca.

I prossimi nodi per Mps

Nel frattempo, la Banca centrale europea ha ridotto di 30 punti base i requisiti patrimoniali di Mps, confermando che l’istituto dispone di un Cet1 del 16,9%, ampiamente superiore al minimo richiesto del 9%. Tuttavia, la normativa fit and proper prevede che i manager mantengano requisiti di idoneità “sempre”: l’emergere di fatti nuovi può portare a una rivalutazione da parte della vigilanza, anche se si tratterebbe di una misura eccezionale.

I riflettori sono puntati anche sulla modifica dello statuto della banca – con l’introduzione della lista del Cda – e sul nuovo piano industriale, atteso entro marzo. Temi centrali per una Mps che, nonostante tutto, continua a lavorare a un’integrazione con Mediobanca.

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