Mps, Mediobanca e Generali: la controffensiva di Caltagirone

L’imprenditore respinge le accuse di concerto con Delfin e affida il voto a un comitato indipendente per evitare strumentalizzazioni

Mps, Mediobanca e Generali: la controffensiva di CaltagironePhoto by Pier Marco Tacca/Getty Images

Francesco Gaetano Caltagirone respinge punto per punto le accuse della Procura di Milano, secondo cui avrebbe agito di concerto con Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio, per prendere il controllo di Generali attraverso un’operazione coordinata su Mediobanca con il supporto del Monte dei Paschi di Siena (Mps).

Nel mirino degli inquirenti è finita una presunta strategia concertata che, attraverso acquisti paralleli di azioni Mediobanca e voti congiunti in assemblea, avrebbe superato la soglia del 25% del capitale, facendo così scattare l’obbligo di Opa. Ma l’imprenditore romano ha fornito una ricostruzione dettagliata che nega ogni coordinamento, sottolineando tempi, volumi e modalità d’azione differenti da Delfin.

Il gruppo Caltagirone ha acquisito il 3% di Mediobanca nel 2021, salendo poi al 9,5% circa nel 2022, mentre Delfin era già entrata nel capitale dell’istituto nel 2019 (3%), salendo al 10% nel 2020 e proseguendo la scalata solo dopo le autorizzazioni della Bce. Anche le operazioni su Generali sono state ben distanziate nel tempo: gli acquisti da parte dei due gruppi si sono svolti lungo un arco di 15 anni.

Mediobanca, voti divergenti tra Delfin e Caltagirone

Per quanto riguarda le dinamiche assembleari, Caltagirone cita i numeri: tra il 2021 e il 2024, su 35 delibere votate in Mediobanca, 20 sono state approvate sostanzialmente all’unanimità, mentre nelle altre 15 in 13 casi Delfin e Caltagirone hanno votato in modo divergente, e solo in due occasioni hanno espresso lo stesso voto. Un comportamento che, secondo la linea difensiva, smonta l’ipotesi di un’azione concertata e strutturata.

In particolare, sull’assemblea del 28 ottobre 2022, considerata dagli inquirenti il momento in cui si sarebbe manifestato il presunto concerto, la difesa ribatte che il gruppo non ha preso parte alla riunione, mentre nella successiva assemblea del 2023, oltre 16 mesi dopo, Caltagirone ha votato una lista di minoranza proposta da Delfin, non idonea a controllare il Consiglio.

Passo indietro su Mps e Generali

Nel tentativo di abbassare la tensione e allontanare ogni ipotesi di conflitto di interesse, Caltagirone ha rinunciato ai poteri delegati per l’esecuzione del voto nelle assemblee di Mps e Generali, affidando ogni decisione futura al Comitato Amministratori Indipendenti, che potrà avvalersi anche di consulenti esterni.

Una mossa che arriva dopo che i consiglieri riconducibili a Caltagirone hanno abbandonato l’adunanza del consiglio Mps che ha deliberato l’Ops su Mediobanca, non prendendo parte alla votazione né ricevendo successive informative.

Anche sull’acquisto delle quote Mps vendute dal Mef a fine 2024, le due offerte – quella di Delfin e quella del gruppo romano – sono state diverse per volumi e per prezzo: Caltagirone ha richiesto il 3,5% circa con un premio di oltre il 5%, mentre Delfin ha richiesto il 2,5% circa a valori di mercato.

Infine, l’Opa che secondo la Procura avrebbe dovuto essere lanciata nel 2022, una volta superata la soglia del 25%, non avrebbe avuto senso economico per il gruppo romano. All’epoca, il titolo Mediobanca valeva 11 euro, contro i 22 euro pagati dagli azionisti con l’Opas di Mps del settembre successivo.

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