La fusione tra Mps e Mediobanca entra nella fase operativa con il via libera dei Consigli di amministrazione delle due banche ai termini definitivi dell’operazione. Il concambio è stato fissato in 2,45 azioni Monte dei Paschi per ogni azione Mediobanca, con un premio del 3% rispetto alle ultime quotazioni di Borsa.
L’operazione porterà all’uscita di Piazzetta Cuccia da Piazza Affari e alla nascita di quello che viene indicato come il terzo gruppo bancario italiano, completando il percorso avviato con l’offerta pubblica lanciata da Siena sul capitale della banca d’affari.
L’operazione è stata definita al termine di una lunga giornata di riunioni tra comitati e Consigli di amministrazione. Il rapporto di scambio tiene conto anche della distribuzione dei dividendi relativi all’esercizio 2025, pari a 0,86 euro per Mps e 0,63 euro per Mediobanca. Gli azionisti ancora presenti nel capitale di Mediobanca riceveranno le nuove azioni Mps emesse per il concambio, che saranno quotate sull’Euronext Milan come i titoli già in circolazione.
Come cambierà il Gruppo bancario
Il piano industriale prevede una riorganizzazione delle attività. Le divisioni di corporate & investment banking e il private banking di fascia alta confluiranno in una nuova Mediobanca Spa controllata al 100% da Mps, che manterrà il marchio storico della banca d’affari.
In questa struttura verrà conferita anche la partecipazione del 13,2% in Generali, mentre il credito al consumo di Compass sarà integrato con il business retail del Monte.
Il piano prevede inoltre l’integrazione delle reti di consulenti finanziari e delle attività di wealth management di Mediobanca Premier e Widiba, che assumeranno una nuova denominazione contenente il brand Mediobanca. Le sinergie industriali complessive sono stimate in circa 700 milioni di euro.
Il nuovo azionariato della banca
Dopo la fusione l’assetto azionario del gruppo vedrà Delfin come primo azionista con il 16,1%, seguito dal gruppo Caltagirone con il 9,4%. Nel capitale saranno presenti anche BlackRock con il 4,6%, il Mef con il 4,5% e Banco Bpm con il 3,4%, mentre circa il 62% resterà flottante sul mercato.
La partita sulla governance e la lista Lovaglio
Parallelamente al via libera alla fusione resta aperta la partita sulla governance di Mps. L’assemblea chiamata a rinnovare il Consiglio di amministrazione è fissata per il 15 aprile, mentre il termine per la presentazione delle liste scade il 20 marzo.
Come riportato oggi dal quotidiano La Stampa, l’attuale amministratore delegato Luigi Lovaglio, escluso dalla lista presentata dal consiglio uscente, starebbe valutando la presentazione di una lista alternativa con il sostegno di alcuni investitori.
Secondo fonti finanziarie, il manager ritiene di poter contare su una quota significativa di voti tra i fondi internazionali e sarebbe disposto a scendere in campo solo nel caso in cui riuscisse a garantirsi almeno il 20% del capitale.
Dall’altra parte, la lista del Consiglio di amministrazione dovrebbe poter contare sull’appoggio di diversi soci rilevanti, tra cui il gruppo Caltagirone, alcune fondazioni bancarie e le casse di previdenza. La partita sul rinnovo del board resta quindi aperta e potrebbe influenzare anche la fase operativa dell’integrazione tra Siena e Piazzetta Cuccia.
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