L’ipotesi di una controffensiva di Mps su Banco Bpm non scalda Piazza Affari. Dopo lo stop del Banco Popolare di Milano alla fusione con Siena, il mercato guarda soprattutto all’Opas di Intesa Sanpaolo, tornata a premio sulle quotazioni del Monte.
Il segnale è arrivato dalla seduta di lunedì 3 agosto: Intesa Sanpaolo ha chiuso in rialzo di circa il 2,4%, mentre Mps è rimasta quasi ferma. Il corrispettivo dell’offerta di Ca’ de Sass, pari a 1,6 azioni Intesa più un euro in contanti per ogni titolo del Monte, valeva circa 11,71 euro per azione Mps, contro una chiusura di Siena a 11,576 euro. Il premio implicito è limitato, intorno all’1,2%, ma basta a rovesciare il quadro delle scorse settimane, quando l’Opas trattava a sconto.
È il mercato a indicare la gerarchia delle operazioni in campo: Intesa Sanpaolo ha un’offerta concreta, tempi già fissati e un progetto industriale strutturato; la carta Bpm di Luigi Lovaglio, amministratore delegato di Mps, resta invece un’ipotesi da costruire.
Gli ostacoli alla mossa Lovaglio
La nuova idea attribuita a Lovaglio, rilanciata dal Financial Times, è nota: dopo il fallimento della fusione alla pari, Siena potrebbe valutare un’offerta sul Banco per creare un’alternativa all’operazione di Intesa. Ma tra una mossa difensiva e un’operazione eseguibile c’è ancora molta distanza. Il primo ostacolo è Crédit Agricole, primo azionista di Banco Bpm con il 29,3%. Il Gruppo francese ha già chiarito di non vedere, allo stato attuale, una chiara creazione di valore nell’unione tra Siena e Piazza Meda. Inoltre Parigi ha indicato come scenario preferito un’integrazione tra Banco Bpm e Crédit Agricole Italia.
Il secondo vincolo è la passivity rule, cioè la regola che limita le mosse difensive di una società sotto offerta senza il via libera degli azionisti. Per lanciare una contro-operazione, Mps dovrebbe quindi passare dall’assemblea straordinaria e convincere un azionariato frammentato, con posizioni non sempre allineate. Secondo quanto riportato oggi dal quotidiano La Stampa, fonti di mercato giudicano “debole” l’ipotesi di offerta Monte dei Paschi di Siena su Banco Bpm. Anche la Borsa sembra pensarla così: il titolo Mps non si è mosso, mentre gli acquisti hanno premiato il resto del comparto bancario.
Intesa Sanpaolo resta avanti
Per Carlo Messina il prossimo passaggio chiave è il 10 settembre, quando l’assemblea di Intesa Sanpaolo sarà chiamata ad approvare l’aumento di capitale al servizio dell’offerta. L’operazione prevede anche la cessione di 635 filiali e dello storico marchio del Monte a Unipol, in uno schema costruito per accompagnare il dossier davanti alle autorità. Restano le autorizzazioni di Bce, Ivass e Antitrust, che dovrà valutare gli effetti su sportelli, assicurazioni e risparmio gestito. Ma rispetto alla possibile alternativa Mps-Bpm, l’offerta di Intesa ha, come detto, un vantaggio evidente: è già sul tavolo.
Sullo sfondo resta il ruolo del Mef, che possiede ancora circa il 4,9% di Mps. Secondo le ricostruzioni dei quotidiani, il Tesoro valuta le opzioni sulla quota residua, stimata circa 1,7 miliardi agli attuali prezzi, ma nessuna decisione risulta presa.
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