La Bce torna a esercitare pressione su Mps in vista del rinnovo del Consiglio di amministrazione. Dopo aver chiesto sotto Natale di rettificare la bozza di statuto che introduceva la “lista del cda” come metodo di nomina, nei giorni scorsi l’Eurotower ha sollecitato un ulteriore intervento sui criteri di selezione dei futuri consiglieri.
Secondo quanto riportato oggi dal quotidiano la Repubblica, all’inizio della settimana la vigilanza avrebbe chiesto di integrare gli orientamenti diffusi il 15 febbraio in vista dell’assemblea di metà aprile chiamata a rinnovare il board. L’obiettivo è rendere più stringenti i parametri di scelta, così da rafforzare e distribuire in modo più omogeneo le competenze all’interno dell’organo amministrativo.
Attualmente i consiglieri sono 15 e, stando alla bozza, molti sarebbero destinati a rimanere. Ma Francoforte avrebbe invitato a potenziare le conoscenze generali in ambito finanziario, nella governance, nella regolazione e nell’evoluzione digitale. Temi che stanno assumendo un peso crescente rispetto al passato, quando il Tesoro era socio quasi unico e la banca aveva una struttura più tradizionale da istituto commerciale.
Già nella riunione di ieri il Cda senese avrebbe preso atto delle richieste e avviato l’aggiornamento dei criteri. I tempi sono stretti: entro il 5 marzo dovrà essere depositata la lista del consiglio uscente. Prima, però, è necessario ottenere il nulla osta alla nuova governance, richiesto fin dal 2 gennaio e non ancora rilasciato dalla Bce.
Mps e il rinnovo del Cda: le richieste della Bce
Le novità potrebbero tradursi in un aumento dei nuovi ingressi nella lista dei candidati. Alla selezione sta lavorando l’advisor Korn Ferry insieme al comitato nomine di Mps. L’obiettivo è individuare circa 30 nomi, da ridurre successivamente a 20, che dovranno ottenere l’approvazione dei due terzi degli attuali consiglieri.
L’assemblea di aprile, secondo le nuove regole della Legge capitali, sceglierà poi 12 componenti del nuovo cda, mentre altri tre saranno espressione delle minoranze. Il voto riguarderà anche i singoli candidati.
Delle consultazioni si è occupato il presidente Nicola Maione, che avrebbe concluso il confronto con i principali soci: Delfin, Caltagirone, Blackrock, Banco Bpm e Tesoro. La voce e i voti dei primi due, già presenti nel board, sono destinati ad avere un peso maggiore.
Dalle prime indicazioni emergerebbe l’auspicio di inserire una manciata di profili qualificati accanto ai nomi di Luigi Lovaglio, amministratore delegato settantenne, e dello stesso Maione, entrambi indicati come probabili conferme. L’obiettivo è gestire al meglio la crescente complessità del polo con Mediobanca.
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