Mps, Intesa Sanpaolo avanti. Lovaglio punta Bpm

L’a.d. di Siena cerca Banco Bpm per costruire un’alternativa all’Opas, ma senza Crédit Agricole il piano resta in salita

Mps, Lovaglio prepara la difesa contro l’Opas di Intesa SanpaoloL'a.d. di Mps, Luigi Lovaglio, durante un'intervista a Bloomberg Tv

Luigi Lovaglio prova a tenere aperta la partita su Mps. Fallita la fusione alla pari con Banco Bpm, l’amministratore delegato del Monte dei Paschi di Siena starebbe valutando una mossa più ambiziosa: un’offerta della banca senese su Piazza Meda, da costruire prima di tutto con Crédit Agricole, primo socio del Banco con il 29,3%.

L’ipotesi, attribuita dal Financial Times e ripresa dai quotidiani di oggi, non ha al momento una conferma ufficiale da Siena. L’obiettivo sarebbe quello di non subire l’Opas da 30,6 miliardi di Intesa Sanpaolo, bensì cercare un’alternativa industriale capace di rimettere il Monte al centro del risiko.

Il percorso resta però stretto. Venerdì scorso il Consiglio di amministrazione di Banco Bpm ha deciso all’unanimità di interrompere le consultazioni con Mps, spiegando che, a quasi due mesi dalla lettera del 7 giugno, non si erano create le condizioni per un accordo condiviso. Il progetto, pur giudicato ancora dotato di un “forte razionale strategico e industriale”, non è mai arrivato a una fase negoziale compiuta.

Mps e Bpm, la via stretta di Lovaglio

Il punto più delicato è il ruolo di Crédit Agricole. Prima dello stop formale di Banco Bpm, il Gruppo francese aveva già fatto pesare la propria posizione. Olivier Gavalda, amministratore delegato della Banque Verte, ha detto di non aver ricevuto alcun progetto concreto sulla combinazione tra Siena e Piazza Meda e di ritenere “molto difficile” immaginare, in questa fase, una creazione di valore per gli azionisti del Banco.

A rafforzare il messaggio è arrivata Clotilde L’Angevin, Deputy General Manager di Crédit Agricole, indicando come scenario preferito una fusione tra Banco Bpm e Crédit Agricole Italia. Parigi non si è limitata a esercitare un diritto di veto: ha rivendicato una propria opzione industriale sul futuro della banca milanese.

Secondo la Repubblica, nel Consiglio di venerdì Giuseppe Castagna avrebbe ricondotto il fallimento del dossier anche ai ritardi di Siena, ai contatti non assidui dopo l’incontro tra il 20 e il 21 luglio e alla mancanza di elementi sufficientemente concreti. Dal lato Mps, invece, la lettura valorizza soprattutto il peso del socio francese, senza il quale nessuna operazione su Banco Bpm sembra oggi praticabile.

È qui che la nuova ipotesi attribuita a Lovaglio incontra il suo principale ostacolo: convincere Crédit Agricole a sostenere un’operazione che venerdì i vertici francesi hanno giudicato poco chiara e difficilmente capace di creare valore. Tanto più che Parigi guarda a un’integrazione con la propria controllata italiana.

Intesa Sanpaolo resta avanti

Mentre Siena cerca una via d’uscita, Intesa Sanpaolo procede con un calendario definito. L’assemblea straordinaria è fissata al 10 settembre per votare l’aumento di capitale al servizio dell’offerta. Il progetto punta a raccogliere almeno i due terzi del capitale di Mps e prevede, dopo il successo dell’operazione, la cessione di 635 sportelli a Unipol, destinati a confluire in Bper.

Lovaglio ha espresso al New York Times la preoccupazione per un’eccessiva concentrazione del sistema bancario, che potrebbe frenare la crescita delle piccole e medie imprese. È il terreno su cui Siena prova a spostare il confronto.

Sullo sfondo resta anche la posizione del governo. Secondo quanto riportato dal quotidiano La Stampa, il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha confermato la linea della neutralità e punta a cedere entro settembre la quota residua del 4,863% in Mps, così da non dover prendere posizione sulle operazioni in campo.

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