Mps, il piano al 2030 ridisegna il Gruppo

Lovaglio presenta la strategia per l’integrazione con Mediobanca: sinergie fino a 1 miliardo. Intanto la lista del nuovo cda scende a 20 nomi e il Tesoro non voterà in assemblea

Mps corre in Borsa, attesa sui nuovi target© Shutterstock

La vera partita in casa Mps non è solo quella delle poltrone. Il rinnovo del Consiglio di amministrazione procede spedito, ma è il piano strategico al 2030 a ridisegnare gli equilibri del Gruppo e a orientare le scelte sulla futura governance.

Venerdì 27 febbraio l’amministratore delegato Luigi Lovaglio presenterà al mercato la strategia centrata sull’integrazione di Mediobanca e sul delisting di Piazzetta Cuccia. Le sinergie attese potrebbero salire fino a 1 miliardo di euro, rispetto ai 700 milioni indicati all’annuncio dell’Ops. Un salto dimensionale che, se confermato, cambierebbe il profilo industriale e finanziario del Monte.

Il progetto di integrazione, già approvato il 17 febbraio all’unanimità dal Consiglio, rappresenta il perno attorno a cui si ridefinisce la banca dopo la fase del risanamento.

Lista a 20 nomi per il nuovo Cda

In parallelo procede il lavoro del comitato nomine per ridurre la lista lunga da 30 a 20 nomi in vista dell’assemblea del 15 aprile. L’obiettivo è chiudere entro l’inizio della prossima settimana e ottenere l’ok della Bce, che potrebbe arrivare anche il 4 marzo.

Secondo quanto riportato oggi dal quotidiano la Repubblica, nella rosa dei 20 dovrebbero figurare sia Lovaglio sia l’attuale presidente Nicola Maione, entrambi disponibili alla conferma. Accanto a loro restano tre profili con caratteristiche da vertice: Corrado Passera, che preferirebbe la presidenza, l’ex Unicredit Carlo Vivaldi e l’a.d. di Acea Fabrizio Palermo.

La scelta finale sul vertice dovrà tenere conto anche delle richieste della vigilanza europea, che a dicembre aveva chiesto una netta separazione tra azionisti e amministratori.

Il ruolo del Tesoro

Un elemento che incide sugli equilibri è la posizione del Ministero dell’Economia e delle Finanza (Mef), titolare di una quota tra il 4,8% e il 4,9% del capitale. Secondo quanto riportato da Reuters, il Tesoro non presenterà nuovi candidati e non voterà alcuna lista in assemblea.

La sfida si giocherà quindi prima dentro il Consiglio e poi tra gli azionisti, chiamati a esprimersi sui singoli nomi secondo le nuove regole.

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