La conferma di Luigi Lovaglio alla guida del Monte dei Paschi di Siena (Mps) è più probabile. Secondo quanto riportato ieri dall’agenzia Reuters, il Ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef), che detiene il 4,8% dell’istituto, ha fatto sapere di non voler sostenere nessuna lista che non includa l’attuale amministratore delegato. È un segnale chiaro da parte del Tesoro, che vuole puntare sulla continuità dopo l’operazione Mediobanca e l’aumento di capitale da 2,5 miliardi concluso con successo nel 2022.
Mediobanca, fusione in stallo
Nel corso di due giornate di confronto a Roma, il Cda e i consulenti del gruppo non avrebbero ancora trovato un’intesa sulla strategia futura per l’integrazione con Mediobanca. In una prima fase, la fusione sembrava inevitabile. Oggi invece, si evidenzia in un articolo del Corriere della Sera, si valuta anche la possibilità di non smontare l’attuale assetto e di ricostituire un flottante fino al 30%, mantenendo Piazzetta Cuccia quotata e integrando le attività in più tappe. Uno scenario più graduale, che rallenterebbe però la realizzazione delle sinergie stimate in 700 milioni in tre anni.
Riflettori sul comitato nomine
Intanto, giovedì 22 gennaio il Consiglio d’amministrazione di Mps è chiamato a esprimersi sulla proposta del comitato nomine che esclude dalla lista per il nuovo Cda gli amministratori sotto indagine. Una norma che metterebbe fuori gioco lo stesso Lovaglio, indagato dalla procura di Milano per un presunto patto occulto con Francesco Gaetano Caltagirone e Francesco Milleri. Come riferisce la Repubblica, il regolamento dovrà ottenere anche il via libera della Bce, prima del voto dell’assemblea straordinaria convocata per il 4 febbraio. E non è detto che venga approvato senza modifiche: sono in corso verifiche sulla sua tenuta legale.
© Riproduzione riservataMps, Delfin conferma il sostegno a Lovaglio. La decisione al Cda

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