Il confronto su Mps cambia ancora terreno. Dopo il via libera condizionato di Iss, è ora il Consiglio di amministrazione a intervenire direttamente per difendere le proprie scelte e i nomi più contestati. Con una comunicazione agli azionisti, la banca ha replicato alle critiche del proxy advisor, rivendicando la solidità del processo che ha portato alla definizione della lista per il rinnovo del board.
Il punto centrale della risposta riguarda la qualità del percorso di selezione. Il Cda ha sottolineato che la lista e i candidati sono il risultato di un processo “strutturato, rigoroso e trasparente”, costruito con il supporto di advisor indipendenti e sulla base di criteri oggettivi.
Secondo quanto pubblicato oggi dal Corriere della Sera, la banca senese ha respinto in particolare le critiche rivolte ad alcuni singoli consiglieri, sostenendo che il processo è stato verificato e controllato a più livelli. Una presa di posizione che arriva dopo che Iss aveva raccomandato ai fondi di non votare diversi nomi della lista, pur sostenendo l’impianto complessivo.
La posizione del Cda di Mps
La difesa del Cda si concentra soprattutto su Nicola Maione e Domenico Lombardi, tra i principali bersagli delle raccomandazioni negative del proxy advisor.
Secondo quanto riferito dal quotidiano la Repubblica, la banca ha indicato la conferma di Maione come un “presidio essenziale di continuità” in una fase delicata, mentre Lombardi viene descritto come figura chiave per garantire l’allineamento con le aspettative regolamentari, inclusa la Bce.
Le indicazioni di Iss e la risposta del Cda evidenziano, inoltre, una dinamica più profonda. Come sottolineato oggi da La Stampa, il sostegno alla lista del Consiglio non equivale a un giudizio compatto sulla sua composizione: il rischio è quello di un board formalmente coeso, ma attraversato da tensioni interne. In questo scenario, la vera partita non si giocherebbe più solo tra liste contrapposte, ma nella selezione dei singoli candidati e negli equilibri che emergeranno dopo l’assemblea.
Intanto, anche l’azionariato registra movimenti in vista del voto. Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, l’Enpam avrebbe ridotto la propria partecipazione scendendo sotto lo 0,3%, ridimensionando il proprio peso nella prossima assemblea.
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