Il Consiglio di amministrazione di Mps è chiamato oggi a decidere su due snodi cruciali per il futuro della banca: le regole per il rinnovo del board e il nodo del compenso di Vittorio Grilli in Mediobanca. Al centro della discussione, l’approvazione del nuovo regolamento per la formazione della lista del Cda, che a metà aprile guiderà la banca senese. Il nuovo testo conferma che Luigi Lovaglio, amministratore delegato dal 2022, potrà esprimere il proprio voto sui candidati, tra cui potrebbe figurare anche lui stesso, se i principali azionisti – Delfin (17,5%) e Caltagirone (10,2%) – sceglieranno di confermarlo.
Si tratta di un passaggio importante, considerando che la Consob aveva chiesto alcune modifiche al processo per garantire maggiore trasparenza e ridurre i conflitti di interesse. In particolare, Lovaglio – indagato per un’ipotesi di “concerto” con Delfin e Caltagirone nell’ascesa in Mediobanca – sarà escluso dall’interlocuzione con gli azionisti nella selezione dei candidati. Questo compito spetterà al presidente Nicola Maione, coadiuvato dal comitato nomine e dall’advisor Korn Ferry.
Il via libera del Cda consente di proseguire il percorso verso l’assemblea di aprile, dove sarà rinnovata la governance della banca senese. In parallelo prosegue il lavoro sul nuovo piano strategico, che dovrà essere inviato alla Bce entro la fine di febbraio. Il rischio, sottolineano alcuni osservatori, è che il piano possa arrivare firmato da un amministratore delegato che non verrà confermato, creando incertezza proprio nel momento in cui il mercato attende chiarezza sulle mosse di integrazione con Mediobanca.
Un nuovo fronte tra Siena e Milano
Nel corso della riunione è emersa anche una questione delicata: il compenso di Vittorio Grilli, presidente di Mediobanca. La cifra proposta – fino a 2,1 milioni di euro annui – è stata ritenuta eccessiva dal comitato remunerazioni di Mps, presieduto da Gianluca Brancadoro. Secondo quanto emerso, l’orientamento sarebbe quello di contenere l’importo, portandolo almeno al minimo della forchetta individuata (1,7 milioni) o anche al di sotto.
Il confronto è aperto, anche perché il compenso dell’ad di Mediobanca, Alessandro Melzi d’Eril, si aggira sui 1,8 milioni tra fisso e variabile, mentre lo stesso Lovaglio percepisce 1,5 milioni e Maione una frazione decimale. Ora la decisione passa di nuovo a Mediobanca, che dovrà valutare la posizione di Mps, azionista di riferimento con l’86% del capitale.
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L'a.d. di Mps, Luigi Lovaglio, durante un'audizione della Commissione parlamentare di inchiesta sistema bancario, finanziario e assicurativo, tenutasi lo scorso ottobre




