L’Opas da 30,6 miliardi di euro lanciata da Intesa Sanpaolo su Mps ha cambiato improvvisamente il quadro del risiko bancario. Ma oltre alla banca senese, l’operazione ha modificato la posizione di tutti gli altri protagonisti coinvolti nella partita.
Nel giro di poche ore, soggetti che fino a domenica seguivano strategie autonome si sono ritrovati all’interno di uno scenario completamente diverso. È il caso di Unipol, diventata un tassello essenziale dell’operazione, ma anche di Banco Bpm, che ora deve misurarsi con un concorrente molto più grande, e della stessa Mps, chiamata a valutare il proprio futuro.
Il ruolo di Unipol
Se c’è un soggetto che esce con un ruolo rafforzato dalla nuova fase del risiko è Unipol. L’accordo costruito con Intesa Sanpaolo consente infatti di superare il principale ostacolo che aveva finora tenuto Ca’ de Sass lontana dalle operazioni di consolidamento domestico: i vincoli Antitrust.
Il progetto prevede che il Gruppo assicurativo acquisisca una banca con circa 635 sportelli, 2 milioni di clienti, 55 miliardi di raccolta e 42 miliardi di impieghi, destinata successivamente a integrarsi con Bper.
Per Carlo Cimbri non si tratta soltanto di una partecipazione finanziaria. L’operazione permetterebbe di rafforzare la distribuzione dei prodotti assicurativi e di aumentare il peso di Unipol nel settore bancario, una strategia che il Gruppo porta avanti da anni attraverso la crescita di Bper. Secondo le stime illustrate dal management, la futura integrazione potrebbe generare sinergie per circa 800 milioni di euro.
Nuovo scenario per Banco Bpm
Anche la posizione di Banco Bpm cambia radicalmente. Fino a poche ore prima dell’Opas, la banca guidata da Giuseppe Castagna era al centro della scena grazie alla proposta di fusione tra pari avanzata a Mps.
L’ingresso di Intesa ha però spostato l’attenzione del mercato verso un’operazione sostenuta da una capacità finanziaria nettamente superiore e da un’alleanza già costruita con Unipol. Diverse analisi evidenziano come la proposta di Piazza Meda si trovi ora davanti a una strada più complessa. L’eventuale perdita di Mps priverebbe inoltre Banco Bpm di un partner considerato importante nel progetto di crescita immaginato negli ultimi mesi.
Sul tavolo restano quindi le valutazioni sulle possibili alternative e sul ruolo che potrebbe avere Crédit Agricole, primo azionista dell’istituto milanese.
La sfida di Mps tra continuità e nuove offerte
Per Monte dei Paschi di Siena il cambio di scenario è forse ancora più evidente. Dopo aver completato l’operazione su Mediobanca, la banca guidata da Luigi Lovaglio si ritrova improvvisamente al centro di due iniziative arrivate senza essere state richieste.
Il Consiglio di amministrazione ha definito la proposta di Banco Bpm “non sollecitata” e l’Opas di Intesa “non concordata”, confermando al tempo stesso che il percorso di integrazione con Mediobanca procede secondo i programmi.
La situazione è però diversa rispetto a quella immaginata soltanto pochi giorni fa. Con il lancio dell’offerta di Intesa, Mps deve confrontarsi con un progetto che coinvolge alcuni dei principali protagonisti del sistema finanziario italiano e che potrebbe ridefinire gli equilibri dell’intero settore. Le prossime settimane saranno quindi decisive non soltanto per capire il destino di Mps, ma anche per verificare quale forma assumerà il nuovo assetto del credito italiano.
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