Dopo le dimissioni dal Consiglio di amministrazione di Monte dei Paschi di Siena (Mps), per Stefano Di Stefano si apre ora il capitolo più delicato: quello del suo incarico al Ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef).
Il dirigente è indagato dalla Procura di Milano per insider trading in relazione ad acquisti di azioni Mps e Mediobanca effettuati prima del lancio dell’Offerta pubblica di scambio su Piazzetta Cuccia. L’inchiesta per insider trading resta distinta dal filone principale sulla scalata a Mediobanca.
I fatti contestati
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, riportata oggi da La Stampa, tra il 2 e il 21 gennaio 2025 sarebbero stati acquistati 33 mila euro di azioni Mps e 120 mila euro di titoli Mediobanca. I titoli sono stati rivenduti il 28 gennaio, pochi giorni dopo l’annuncio dell’Ops, con un profitto complessivo di circa 10 mila euro, ripartito tra Di Stefano e il figlio.
Le operazioni sono al centro dell’ipotesi di abuso di informazioni privilegiate.
Il nodo Mef
Chiusa la partita nel board di Mps – dove il consigliere non sarà sostituito in vista del rinnovo del Cda – l’attenzione si concentra ora sul ruolo che Di Stefano ricopre al Tesoro. Al Mef guida il dipartimento che gestisce le partecipazioni statali e le istruttorie sul golden power.
Al Ministero, secondo quanto riportato oggi da la Repubblica, è in corso un confronto interno per valutare le prossime decisioni. L’eventuale passo indietro dall’incarico non è stato formalizzato, ma il dossier resta aperto. Parallelamente Mps prosegue nel percorso di integrazione con Mediobanca: il Cda ha approvato un bilancio 2025 chiuso con un utile netto di 3 miliardi e indicato sinergie stimate in almeno 700 milioni.
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