Mps chiude il primo trimestre 2026 con un utile netto consolidato di 521 milioni di euro, sopra le attese degli analisti, e rilancia il percorso di integrazione con Mediobanca. Il risultato segna un balzo rispetto ai 413 milioni dello stesso periodo del 2025, quando Piazzetta Cuccia non era ancora inclusa nel perimetro del gruppo, anche se resta inferiore ai 692 milioni indicati su base pro-forma.
La banca guidata da Luigi Lovaglio archivia i primi tre mesi con ricavi complessivi per 1,96 miliardi, sostenuti dal contributo di Mediobanca, pari a 925 milioni. Il margine di interesse beneficia di un apporto di 489 milioni dalla merchant bank, mentre le commissioni nette includono 209 milioni. Il gruppo torna anche a pagare imposte sul reddito, con 294 milioni versati nel trimestre.
Per Lovaglio, la priorità resta l’esecuzione del piano. “Il messaggio è semplice: l’incertezza è alle spalle. Ora l’attenzione è sull’esecuzione strategica”, ha detto l’amministratore delegato, confermando il ruolo centrale dell’integrazione con Mediobanca.
Il percorso industriale prevede la fusione e il delisting entro la fine dell’anno, dopo il passaggio nelle assemblee straordinarie attese nel terzo trimestre. Le attività di corporate investment banking e private banking saranno riorganizzate nella nuova Mediobanca spa, mentre le reti di consulenti di Mediobanca Premier confluiranno in Widiba, con il marchio Mediobanca nella denominazione.
Le sinergie promesse restano pari a 700 milioni entro il 2028, con il 30% già garantito per il 2026. Il piano procede in linea con le attese e punta a trasformare l’aggregazione in una piattaforma integrata tra la capacità di consulenza di Mediobanca e l’attività creditizia di Mps.
Conti solidi e Borsa in rialzo
Il trimestre mostra una tenuta operativa diffusa. I ricavi crescono del 3% rispetto al trimestre precedente, il rapporto cost/income scende al 44% e il Cet1 ratio si attesta al 15,9%, tra i livelli più elevati del settore. L’utile ante imposte sale a 911 milioni, in crescita del 6,7% anno su anno e del 15,6% rispetto al quarto trimestre 2025.
Il Gruppo conferma per il 2026 un utile prima delle imposte “sopra” 3,5 miliardi e una remunerazione degli azionisti in linea con quella già maturata. Il messaggio agli investitori è che la fase più incerta della governance sia superata e che il focus si sposti sull’integrazione operativa.
Generali resta una partecipazione “nice to have”
Il nodo più osservato resta la quota in Generali, che sarà custodita nella nuova Mediobanca Spa. Lovaglio ha escluso, almeno per ora, valutazioni su una cessione: “Ci stiamo concentrando così tanto sul processo di integrazione con Mediobanca che non ho neppure pensato a quale scenario sarebbe plausibile o logico per vendere la partecipazione in Generali”.
La partecipazione nel Leone viene definita “nice to have”, una fonte di ricavi e una possibile base per partnership operative. Il tema si intreccia con la bancassurance, anche perché l’accordo con Axa è in scadenza nel 2027. Lovaglio ha aperto alla possibilità di forme di collaborazione con Generali, senza indicare passaggi immediati.
Sul risiko bancario, l’amministratore delegato non chiude la porta a nuove operazioni, ma rimanda ogni accelerazione. “Ci saranno altre fasi di consolidamento”, ha detto, rivendicando la posizione raggiunta da Mps grazie alla forza patrimoniale e alla capacità di generare valore. Per ora, però, il dossier prioritario resta Mediobanca.
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