È arrivato l’accordo. Il Consiglio di amministrazione di Monte dei Paschi di Siena (Mps) ha approvato all’unanimità il regolamento per la presentazione della lista del prossimo Cda, che sarà rinnovato nell’assemblea del 15 aprile. Come anticipato, il compromesso raggiunto consente a Luigi Lovaglio di partecipare al voto finale del board sulla lista dei candidati, ma lo esclude da ogni interlocuzione con gli azionisti nella fase di selezione dei nomi.
Una mediazione sofferta, dopo settimane di tensioni interne, che salva la posizione dell’amministratore delegato senza esporre la banca a nuovi rischi regolamentari. In base alla nuova procedura, sarà il presidente Nicola Maione, insieme al comitato nomine e all’advisor Korn Ferry, a gestire il confronto con i grandi soci, tra cui Delfin e Caltagirone.
Statuto in aula il 4 febbraio, ma la Bce non si è ancora espressa
Secondo quanto riportato oggi dal Il Sole 24 Ore, il regolamento approvato dal Cda rientra nel pacchetto di modifiche statutarie che l’assemblea straordinaria sarà chiamata a votare domenica 4 febbraio. Tuttavia, la Bce non ha ancora concesso l’autorizzazione definitiva al nuovo assetto: a Francoforte, riferisce il quotidiano, non è nemmeno giunto il testo finale predisposto da Consob.
Se l’ok non arriverà in tempo, la lista dei candidati potrebbe comunque essere depositata entro il termine del 6 marzo, con l’eventualità che la vigilanza europea si pronunci successivamente. Intanto, il Piano industriale – atteso dalla Bce entro fine marzo – dovrà essere definito a inizio febbraio e, secondo La Stampa, sarà determinante per la conferma di Lovaglio.
Il caso Grilli resta aperto
Non si è ancora sbloccato invece il dossier sul compenso di Vittorio Grilli. Il cda di Mps ha rinviato ogni decisione sullo stipendio del presidente di Mediobanca, proposto tra 1,7 e 2,1 milioni l’anno. Diverse voci nel board senese si sono espresse per una riduzione sostanziale dell’importo, soprattutto alla luce dei compensi più contenuti percepiti dagli ad delle principali banche italiane.
Una nuova riunione è attesa nei prossimi giorni, ma la questione si intreccia con il delicato equilibrio tra governance e strategie industriali. Grilli, scelto da Delfin, è una figura chiave nei nuovi equilibri di Mediobanca, di cui Mps detiene l’86% dopo l’Ops di settembre.
Su Mediobanca divisioni ancora forti tra i soci
Resta aperto anche il capitolo fusione Mediobanca. Lovaglio promuove un’integrazione completa, con delisting e la creazione di una nuova società per le attività di private e investment banking. Il progetto, come annunciato in occasione dell’operazione, punta a generare 700 milioni di sinergie e ad acquisire il pieno controllo della partecipazione in Generali (13,2%).
L’azionista Francesco Gaetano Caltagirone, come riferisce il Sole 24 Ore, si opporrebbe alla fusione, preferendo il mantenimento dell’attuale assetto, che potrebbe valorizzarsi attraverso la riapertura del flottante, garantendo ritorni più immediati per Siena.
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