Mps, Caltagirone consolida il 13,5% in vista del voto

Rafforzata la posizione del secondo socio con un investimento da 500 milioni. Fondi esteri schierati con il Cda mentre il Tesoro resta fuori dall’assemblea

Mps, Caltagirone consolida il 13,5% in vista del voto© Photo by Roberto Serra - Iguana Press/Getty Images

Il rafforzamento di Francesco Gaetano Caltagirone nel capitale di Mps ridisegna gli equilibri in vista dell’assemblea del 15 aprile, chiamata a rinnovare il Consiglio di amministrazione. Con una quota salita al 13,5%, il suo Gruppo consolida il proprio ruolo di secondo azionista e accresce il peso dei soci privati nella partita per la governance.

L’operazione, realizzata con un investimento stimato in circa 500 milioni, rafforza ulteriormente la posizione dell’imprenditore romano nel capitale della banca sense. Alle spalle resta Delfin, primo azionista con il 17,5%. La partecipazione di Caltagirone punta a sostenere la lista del consiglio uscente, che candida Nicola Maione alla presidenza e Fabrizio Palermo come amministratore delegato.

Fondi esteri a favore della lista del Cda

Un elemento chiave arriva dai fondi internazionali, che hanno iniziato a esprimere le proprie preferenze. Calpers, il fondo pensione dei dipendenti pubblici della California, ha annunciato il sostegno alla lista del Cda e alla nomina di Fabrizio Palermo.

Sulla stessa linea si sono schierati anche Teacher Retirement System of Texas e New York City Comptroller, confermando un orientamento favorevole alla continuità della governance attuale.

Queste indicazioni si aggiungono al supporto dei proxy advisor e rafforzano le probabilità di successo della lista del consiglio uscente, che al momento appare in vantaggio rispetto a quella alternativa promossa da Plt Holding.

Diversamente da quanto accade tra gli investitori privati, il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha deciso di non partecipare all’assemblea. La quota pubblica, scesa al 4,86% dopo le operazioni recenti, non è stata depositata e quindi non sarà rappresentata nel voto. La scelta si inserisce nel percorso di uscita dello Stato dalla governance della banca, già delineato nei mesi precedenti.

Il caso Lovaglio accende il confronto

Parallelamente alla partita per il rinnovo del board, resta aperto il fronte legato al licenziamento per giusta causa di Luigi Lovaglio, ex direttore generale. La decisione del Consiglio ha suscitato critiche, in particolare da parte dell’imprenditore Pierluigi Tortora, che ha definito il provvedimento “infondata e abnorme”.

La vicenda si intreccia con lo scontro tra le liste per il nuovo Cda e contribuisce ad aumentare la tensione alla vigilia dell’assemblea.

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