La partita tra Monte dei Paschi di Siena (Mps) e Banco Bpm entra nella fase decisiva. L’obiettivo è costruire un’alternativa industriale per Rocca Salimbeni, ma la strada resta stretta tra concambi, governance, assemblee e ruolo di Crédit Agricole.
Il progetto più solido appare quello di una combinazione tra i due istituti, con i Consigli di amministrazione che potrebbero muoversi prima dei conti semestrali: 5 agosto per Banco Bpm e 6 agosto per Mps. Sul tavolo lavorano gli advisor delle due banche, mentre gli a.d. Luigi Lovaglio e Giuseppe Castagna cercano una formula capace di convincere gli azionisti.
L’intesa dipende da Crédit Agricole
Il punto più delicato è il valore relativo delle due banche. Le ricostruzioni allegate convergono su uno squilibrio netto: Mps capitalizza sensibilmente più di Banco Bpm, rendendo complicata una fusione tra pari senza correttivi. Per questo si ragiona su una componente cash o su un extra dividendo per i soci senesi, anche attraverso la valorizzazione di attività non centrali per la banca commerciale.
In questo quadro resta centrale la quota in Generali, indicata al 13,3%. Una sua eventuale cessione potrebbe aiutare a finanziare una proposta più attraente, ma aprirebbe un altro fronte delicato, perché il perimetro Mps comprende anche Mediobanca e gli equilibri del risparmio gestito.
L’altro snodo è Crédit Agricole, primo socio di Banco Bpm con una quota indicata al 29,3%. Secondo quanto riportato dal quotidiano La Stampa, la banca francese avrebbe dato disponibilità a negoziare il proprio via libera in cambio di contropartite, dagli sportelli eccedenti rispetto alle regole antitrust fino ad Anima, alle assicurazioni o alla quota in Agos.
Il tema non è solo finanziario. Se Agricole restasse forte nel nuovo Gruppo, il rischio politico sarebbe quello di un polo bancario e assicurativo italiano con una presenza francese molto rilevante. Se invece venisse liquidata con cessioni mirate, il prezzo industriale dell’accordo potrebbe salire.
Resta poi il passaggio assembleare. Secondo il Corriere della Sera, le assemblee straordinarie dovrebbero approvare l’operazione con il 66%. A Siena la conta è complicata dalla frammentazione dell’azionariato, dalla passivity rule e dalla necessità di convincere soci che hanno già guardato con interesse alla proposta di Intesa Sanpaolo.
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