Il dossier Mps-Banco Bpm ruota sempre più attorno al valore da riconoscere agli azionisti di Siena. La fusione tra i due istituti resta lo schema industriale su cui lavorano gli advisor, ma una combinazione tra pari non basta a chiudere la partita: serve una componente in denaro, o comunque una distribuzione straordinaria, capace di rendere l’operazione competitiva con l’offerta di Intesa Sanpaolo.
Il nodo nasce dallo squilibrio tra le valutazioni di mercato. Mps capitalizza oltre 35 miliardi, mentre Banco Bpm si colloca intorno ai 24 miliardi. Senza un correttivo, una fusione alla pari rischierebbe di pesare sui soci di Rocca Salimbeni, proprio mentre sul tavolo c’è l’Opas di Intesa Sanpaolo, valutata 30,6 miliardi e accompagnata da una quota cash complessiva di 3 miliardi.
Le ipotesi allo studio vanno da un’aggiunta in contanti al concambio a un super dividendo, fino a una distribuzione di capitale prima dell’aggregazione. Il senso finanziario dell’operazione è chiaro: avvicinare le valutazioni dei due Gruppi e offrire agli azionisti di Mps un beneficio immediato, non solo la prospettiva industriale di un nuovo polo bancario.
Tra le leve possibili resta anche la partecipazione in Generali, indicata al 13,3%. La quota potrebbe essere usata per liberare risorse o rafforzare la struttura dell’operazione, ma il percorso è complesso: Mps è soggetta alla passivity rule dopo il lancio dell’offerta rivale, e ogni mossa sugli asset più sensibili richiede attenzione tecnica, politica e regolamentare.
Il secondo fronte è Crédit Agricole, primo azionista di Banco Bpm con il 29,3%, che può incidere sul voto assembleare e quindi sulla praticabilità dell’intera fusione. La banca francese potrebbe valutare un via libera in cambio di contropartite, dagli sportelli eventualmente eccedenti dopo l’esame Antitrust agli accordi commerciali, fino ad asset come Agos o Anima. Il punto è evitare che il prezzo dell’intesa renda più fragile il progetto industriale.
Mps-Bpm alla prova del calendario
I tempi restano stretti. I Consigli di amministrazione sui conti sono attesi il 5 agosto per Banco Bpm e il 6 agosto per Mps, mentre l’assemblea di Intesa Sanpaolo sull’aumento di capitale a servizio dell’offerta è fissata al 10 settembre. Per arrivare agli azionisti con una proposta credibile, Siena e Piazza Meda devono definire concambi, governance, struttura cash e percorso autorizzativo.
Il confronto non è quindi solo tra due modelli bancari, ma tra due livelli di certezza. Intesa Sanpaolo ha già formalizzato la propria proposta e corre lungo un calendario definito. Mps e Banco Bpm devono invece trasformare il progetto di fusione in un’offerta capace di parlare agli azionisti: con un premio adeguato, un equilibrio con Crédit Agricole e tempi compatibili con assemblee e autorità.
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Luigi Lovaglio, Ceo di Monte dei Paschi di Siena (Mps)© Photo by Simona Granati - Corbis/Corbis via Getty Images




