Il risiko bancario torna a concentrarsi su Mps, Banco Bpm e Intesa Sanpaolo. A Piazza Meda si attende di capire quale sarà la prossima mossa di Montepaschi, dopo l’aggiornamento dato dall’amministratore delegato di Banco Bpm, Giuseppe Castagna, ai consiglieri d’amministrazione sui recenti sviluppi del dossier.
Dalla riunione non sarebbero emerse novità sostanziali rispetto a un Consiglio ordinario. La vera data da osservare è domani, giovedì 16 luglio, quando tornerà a riunirsi il board di Mps. È in quella sede che potrebbe arrivare un passo avanti sulla proposta di Intesa Sanpaolo, anche alla luce delle recenti dichiarazioni dell’amministratore delegato Luigi Lovaglio.
Mps-Bpm, il nodo del board di Siena
Da Siena potrebbe arrivare una richiesta per aumentare il valore dell’offerta. Il concambio indicato è di 1,6 azioni di Intesa Sanpaolo e 1 euro in contanti per 1 azione Mps. Una struttura che, dallo scorso 8 giugno, ha aumentato in modo significativo il proprio valore e oggi sfiora i 34 miliardi di euro.
Come riportato oggi da il quotidiano il Giornale, proprio questo rialzo potrebbe permettere a Banco Bpm di sostenere meglio la proposta. Il valore di Mps è ora aumentato e non sarebbe più percorribile l’ipotesi di un merger of equals, cioè un’aggregazione tra pari.
Lo scenario potrebbe quindi cambiare equilibrio. Se il dossier dovesse evolvere in questa direzione, Banco Bpm rischierebbe di trovarsi nella posizione di banca acquistata da Mps, e non più solo di potenziale protagonista dell’aggregazione.
Lovaglio sfida Intesa Sanpaolo: “Mps vale più di 30 miliardi”
Il ruolo di Crédit Agricole nel dossier
Resta da pesare anche la posizione di Crédit Agricole, che si è rafforzata fino a circa il 30% in Banco Bpm. I francesi potrebbero valutare più soluzioni, anche in cambio di filiali o di asset ritenuti remunerativi.
Nel mercato circolano inoltre indiscrezioni su un braccio di ferro dell’attuale board di Bpm per restare indipendente, forse nel timore di essere sacrificato nell’operazione. Nelle sale operative non vengono esclusi possibili inserimenti di Unicredit nel dossier Mps-Bpm, ipotesi suggestiva ma forse poco percorribile.
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