Monte dei Paschi di Siena (Mps) lavora a una risposta all’Opas di Intesa Sanpaolo che potrebbe passare da una fusione con Banco Bpm. L’operazione resta complessa, ma per l’amministratore delegato Luigi Lovaglio sarebbe la principale opzione industriale per Siena.
Secondo quanto riportato oggi dal Corriere della Sera, gli advisor sono al lavoro su una contromossa da definire in tempi rapidi, perché Intesa Sanpaolo terrà il 10 settembre l’assemblea straordinaria chiamata a votare l’aumento di capitale al servizio dell’offerta. La partita dovrebbe quindi maturare entro un paio di settimane, prima dei conti di Banco Bpm del 5 agosto e di Mps del 6 agosto.
Mps-Banco Bpm, il peso della quota Generali
Al centro delle valutazioni c’è la remunerazione degli azionisti, che dovrebbe essere almeno pari a quella proposta da Ca’ de Sass. Per questo il dossier guarda anche alla valorizzazione della quota in Generali, dove Mps detiene il 13,2% attraverso Mediobanca.
Se la controproposta prevedesse la cessione totale o parziale della partecipazione nel Leone, Siena potrebbe distribuire, sulla base di un’analisi di Barclays, un’extra cedola da 7 miliardi di euro. Sarebbe una leva per sostenere il consenso degli azionisti alla combinazione con l’ex popolare milanese.
Come accennato anche nei giorni scorsi, il progetto non avrebbe più i tratti di un vero merger of equals: Rocca Salimbeni vale almeno 11 miliardi in più del Banco Bpm. Sullo sfondo restano anche gli obblighi Antitrust, che potrebbero richiedere la cessione di alcuni asset a Crédit Agricole, salito al 29,9% di Banco Bpm.
Lovaglio sfida Intesa Sanpaolo: “Mps vale più di 30 miliardi”
Crédit Agricole frena sul piano d’integrazione
Un’alternativa vedrebbe muoversi Banco Bpm, ma gli analisti di Barclays la considerano poco probabile. In quel caso l’istituto guidato da Giuseppe Castagna potrebbe vendere attività come il credito al consumo di Agos o alcuni sportelli, ricavando liquidità a sostegno di un’offerta.
La Banque Verte, però, non appare convinta da queste geometrie, anche se i suoi quattro consiglieri nel Cda di Banco Bpm hanno votato a favore della fusione con Siena. Resta sotto traccia l’ipotesi di nozze tra Banco Bpm e Crédit Agricole Italia, con i francesi al 40% del nuovo polo senza obbligo di offerta grazie alla norma del whitewash.
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