Domani, mercoledì 15 aprile, si apre l’attesa assemblea di Monte dei Paschi di Siena (Mps), chiamata a ridisegnare la governance con l’elezione del nuovo Vonsiglio di amministrazione. Alla vigilia del voto, il quadro resta incerto: gli schieramenti tra i soci si stanno definendo, ma nessuna delle due liste appare in grado di prevalere nettamente, mentre il peso dei grandi azionisti potrebbe risultare decisivo.
La partecipazione si preannuncia elevata, con le azioni depositate che hanno già raggiunto il 67,9% del capitale e un’affluenza attesa attorno al 70%.
Mps, la lista del Cda e Plt a confronto
Le prime proiezioni indicano una competizione serrata tra le due principali liste: quella proposta dal Cda uscente e quella promossa da Plt Holding. Per ottenere la maggioranza assoluta, ciascuna dovrà raccogliere circa il 25-30% del capitale, al netto della componente Assogestioni.
Il fronte del board uscente appare attestato intorno al 30% dei voti, sostenuto da diversi investitori istituzionali e da Caltagirone, che con il suo 13,5% rappresenta uno dei principali azionisti. Anche Vanguard, con una quota attorno al 3%, sembra orientato a votare per questa lista, così come Edizione, titolare dell’1,45%.
Sul versante opposto si colloca la lista di Plt Holding, che candida Luigi Lovaglio come Ceo. Questo schieramento può contare sul sostegno di alcuni grandi investitori internazionali, tra cui BlackRock, che ha ridotto la propria partecipazione dal 5,19% al 4,98%, ma avrebbe espresso un orientamento favorevole alla lista alternativa. Con Plt si è schierata anche Norges Bank, con una quota attorno al 3%, mentre il consenso complessivo della lista viene stimato tra il 10% e il 15%.
Il ruolo decisivo di Delfin
L’attenzione si concentra ora su Delfin, primo azionista con il 17,5%, il cui orientamento non è ancora definito. La holding potrebbe risultare decisiva, sia in caso di voto a favore di uno dei due schieramenti, sia nell’ipotesi di astensione, rendendo incerto l’esito finale dell’assemblea.
Nelle ultime settimane si è registrato un intenso movimento sul capitale della banca. Tra le novità, emerge anche la posizione di Ubs, che detiene una quota complessiva del 5,2% in strumenti finanziari, ma con solo il 2,06% effettivamente riferibile a diritti di voto. Tuttavia, queste posizioni sarebbero state costruite dopo la record date e quindi non parteciperebbero al voto.
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