I mercati tornano a muoversi in difesa, stretti tra la correzione dei titoli tecnologici legati all’intelligenza artificiale, il nuovo rialzo del petrolio e l’attesa per la decisione della Federal Reserve. Il tema centrale non è più solo la crescita dell’AI, ma la sostenibilità finanziaria degli investimenti necessari per alimentarla.
La pressione arriva soprattutto dall’Asia, dove i semiconduttori sono stati al centro del rally dell’ultimo anno e ora guidano la frenata. Il Kospi sudcoreano è crollato per la seconda seduta consecutiva, con vendite pesanti su Samsung e SK Hynix. Quest’ultima ha registrato un utile operativo trimestrale cresciuto di oltre sei volte, ma il dato non è bastato a rassicurare un mercato che ormai pretende conferme sempre più forti.
Tech e AI sotto esame sui mercati
La domanda degli investitori è semplice: gli enormi investimenti nell’AI produrranno ritorni adeguati? Le trimestrali dei grandi gruppi tecnologici diventano quindi un test decisivo, soprattutto dopo i segnali arrivati da Alphabet e Tesla, penalizzate dai timori sui flussi di cassa e sulla spesa in conto capitale.
Secondo Reuters, i futures sul Nasdaq sono scesi dello 0,7% nelle ore asiatiche, mentre quelli europei hanno perso lo 0,6%, segno che il nervosismo non resta confinato ai listini asiatici. In controtendenza, l’Hang Seng di Hong Kong è salito dell’1,4%.
A pesare è anche il rischio che il rally dell’AI sia diventato un’operazione troppo affollata. In Corea del Sud, molti piccoli investitori avevano aumentato l’esposizione ai chip usando leva finanziaria. Con il ribasso dei prezzi, le chiusure forzate delle posizioni hanno amplificato il sell-off. “It’s certainly a very crowded trade which is being unwound”, ha detto Frank Benzimra di Société Générale.
In questo quadro, Apple resta un’eccezione più che il tema dominante: la società ha superato i 5.000 miliardi di dollari di capitalizzazione, mentre la filiera dei semiconduttori viene colpita dalle vendite. Il dato segnala una maggiore selettività del mercato, non un ritorno generalizzato dell’appetito per il rischio.
Petrolio in rialzo, pressione sulla Fed
L’altro fronte caldo è l’energia. Il Brent è salito di oltre il 3% a 87,19 dollari al barile, mentre il WTI è avanzato oltre il 3% a 82,08 dollari, dopo nuovi attacchi in Medio Oriente e il lancio di missili balistici iraniani intercettati con successo.
Il rialzo del greggio riporta in primo piano il rischio inflazione proprio alla vigilia della riunione della Federal Reserve. La banca centrale americana è attesa da una decisione difficile: lo scenario base resta la conferma dei tassi, ma i trader prezzano una probabilità del 33% di un rialzo.
© Riproduzione riservata
Un operatrice lavora davanti ai monitor che mostrano il Kospi, l’indice azionario di riferimento della Corea del Sud© Photo by Han Myung-Gu/Getty Images




