Dopo il successo dell’Opas che ha portato Monte dei Paschi di Siena (Mps) a detenere l’86,3% di Mediobanca, il progetto di delisting della banca d’affari resta per ora in standby. A Siena prevale una linea di prudenza: nessuna accelerazione sull’uscita dal listino, né tentativi per ricostituire un flottante ormai ridotto sotto il 15%. L’intenzione, almeno nel breve termine, è di preservare l’autonomia societaria di Mediobanca, coerente con la sua storia e il valore del brand.
Come riportato oggi da quotidiani come Il Sole 24 Ore e La Stampa, le valutazioni su questo fronte si inseriscono in un quadro più ampio, che intreccia riassetti di governance e riflessioni sul futuro assetto societario. Nella riunione del Cda ordinario di Mps convocata dal presidente Nicola Maione, si è iniziato a tracciare un primo bilancio dell’offerta e a discutere le mosse per il rinnovo del consiglio di amministrazione di Mediobanca, in scadenza con l’assemblea del prossimo 28 ottobre.
Le mosse per il nuovo Cda di Mediobanca
Il primo passaggio sarà la nomina dei nuovi amministratori, con la presentazione delle liste entro venerdì 3 ottobre. Il nuovo consiglio dovrebbe essere snellito da 15 a 11 membri, per garantire una maggiore snellezza operativa e una rappresentanza equilibrata tra i soci di peso e le minoranze. L’obiettivo è costruire un board di alto profilo.
Per la presidenza di Mediobanca prende quota Vittorio Grilli, ex ministro del Tesoro e oggi presidente di Jp Morgan Emea, considerato vicino alla holding Delfin, primo azionista di Mediobanca con il 19,9% e destinata a restare la principale forza anche nel nuovo polo bancario con il 16%. Tuttavia, anche Grilli avrebbe ancora posizioni azionarie legate alla banca americana, da risolvere prima dell’eventuale nomina.
Quattro nomi per il dopo Nagel
Per la carica di amministratore delegato, che sarà vacante con l’uscita di Alberto Nagel dopo 22 anni, la short list è ancora aperta. Tra i nomi in esame, selezionati dalla società di head hunting Korn Ferry, figurano Riccardo Mulone, oggi country head di Ubs Italia, Francesco Pascuzzi di Goldman Sachs Italia, Giorgio Cocini di Pimco Italia e l’attuale amministratore delegato di Imi, Mauro Micillo.
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Integrazione tra modelli diversi
Solo dopo la nomina del nuovo Cda si passerà a decidere come strutturare l’integrazione tra Mediobanca e Mps, due realtà con modelli di business differenti. Mps è storicamente radicata nel retail e nelle Pmi, mentre Mediobanca è specializzata in wealth management, credito al consumo e investment banking. Il progetto sarà affidato all’a.d. Luigi Lovaglio, supportato dai consulenti di McKinsey, e potrebbe richiedere fino a un anno di lavoro tra aspetti industriali e regolatori.
Tra le opzioni future si ragiona su una possibile fusione inversa, con Mediobanca al vertice, oppure sulla creazione di una holding che controlli entrambe le banche. Per ora, però, questi scenari restano sullo sfondo.
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Immagine generata con Dall-E / OpenAI




