Il semestre “breve” di Mediobanca, ridotto a sei mesi per allineare le scadenze di bilancio a quelle della capogruppo Mps, fotografa una fase di forte discontinuità dopo il cambio di controllo seguito all’Ops conclusa a settembre. I ricavi si attestano a 1,786 miliardi, in calo del 3% rispetto allo stesso periodo precedente, mentre l’utile netto su base ricorrente scende del 5,6% a 622,9 milioni.
Il dato contabile si ferma invece a 512,6 milioni, con una flessione del 22,3%, appesantito da 110,3 milioni di oneri straordinari netti. Si tratta dei costi sostenuti per la difesa dall’offerta di Siena, delle svalutazioni di due controllate estere e delle buonuscite degli ex vertici, che hanno inciso in modo rilevante sul risultato finale. Nonostante il contesto, il Consiglio di amministrazione ha proposto un dividendo di 0,63 euro per azione, in crescita del 13%, con pay-out del 100% e pagamento previsto ad aprile.
Nel commentare i conti, l’amministratore delegato Alessandro Melzi d’Eril ha parlato di una fase di trasformazione significativa dopo il cambio di controllo, ribadendo però che i risultati confermano la resilienza, la solidità e la coerenza strategica di Mediobanca. Il manager ha anche annunciato che il piano 2025-2028 sarà aggiornato in coordinamento con la strategic review del Gruppo Mps.
Mediobanca tra pressioni sui flussi e tenuta dei ricavi
È stato soprattutto l’ultimo trimestre a risentire delle difficoltà operative, con un utile sceso a 221 milioni dopo 80 milioni di oneri non ricorrenti, penalizzato dall’uscita di banker e dal rallentamento dell’attività di advisory. Secondo quanto riportato dal quotidiano La Stampa, proprio la debolezza dei flussi nel wealth management e il confronto con i risultati record del corporate investment banking dell’anno precedente hanno accentuato la pressione sui conti di fine periodo.
Nel wealth management, i ricavi del semestre si sono mantenuti in linea con l’anno precedente a 473 milioni, ma l’utile netto è sceso del 15,8% a 93,1 milioni, anche per l’aumento dei costi e delle incentivazioni. La raccolta netta della divisione si è fermata a 1,4 miliardi, contro i 4,8 miliardi dello stesso periodo del 2024, mentre nell’ultimo trimestre è stata negativa per 1,1 miliardi, riflettendo le uscite nel private banking. Più stabile la situazione di Mediobanca Premier, dove la raccolta è rimasta leggermente positiva per 0,2 miliardi.
Nel corporate e investment banking i ricavi sono scesi del 20% a 357,3 milioni, con un utile netto di 92,5 milioni, in calo del 35,7%, un confronto reso più difficile dagli exploit registrati nello stesso periodo dell’anno precedente.
Credito al consumo e Generali sostengono i risultati
A compensare le debolezze di alcune aree hanno contribuito il credito al consumo e la partecipazione in Generali. Il primo ha registrato ricavi in crescita del 6,2% a 677,5 milioni e profitti in aumento dell’8,2% a 221,3 milioni. L’area insurance ha invece apportato 266,6 milioni agli utili consolidati, con una crescita del 10,9%, mentre il book value della partecipazione in Generali è salito da 3.906,8 a 4.157,9 milioni. Sul fronte patrimoniale, il Cet1 ratio al 16,4% conferma una posizione di capitale solida.
© Riproduzione riservata
L'ingresso della sede di Mediobanca a Milano




