L’operazione Mediobanca segna un punto di svolta per Mps e per il suo amministratore delegato Luigi Lovaglio, che in audizione alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario del Senato ha tracciato i contorni di una strategia chiara: massima concentrazione sull’integrazione con Piazzetta Cuccia, valorizzazione della quota in Generali in chiave industriale e nessuna apertura, almeno per ora, a scenari alternativi come una fusione con Banco Bpm.
A poco più di tre mesi dalla chiusura dell’offerta pubblica di scambio su Mediobanca, conclusa con un’adesione dell’86,3% del capitale, Lovaglio ha difeso il carattere “di mercato” dell’operazione, che ha trovato sostegno in un azionariato ampiamente internazionale: circa il 70% dei capitali coinvolti proviene infatti da fondi esteri e italiani. Il banchiere ha sottolineato come l’obiettivo dell’aggregazione non sia la crescita dimensionale fine a sé stessa, ma “servire meglio le imprese e le famiglie, proteggere i risparmi e offrire servizi più efficienti”.
Generali, asset strategico da valorizzare
Il futuro del nuovo polo bancario passa anche dalla gestione della quota del 13% in Generali, ottenuta proprio tramite la scalata a Mediobanca. Per Lovaglio, il pacchetto è un asset “molto importante” che apre anche a possibili sinergie nel settore della bancassicurazione, soprattutto in vista della scadenza, prevista nel 2026, dell’accordo decennale tra Mps e Axa per la distribuzione di polizze.
Questa partecipazione, ha sottolineato l’a.d., non è strettamente correlata all’attività bancaria ma rappresenta “una fonte di reddito benvenuta” nel conto economico del gruppo. Sarà dunque gestita “in un’ottica industriale” e dovrà garantire una “redditività positiva rispetto ad altre possibilità di investimento”.
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Banco Bpm? “Ottima banca”
Se la nuova alleanza Mps-Mediobanca è al centro del progetto, Banco Bpm rimane fuori dall’orizzonte strategico attuale. “È un’ottima banca con cui collaboriamo attraverso Anima – ha dichiarato Lovaglio – ma oggi siamo completamente focalizzati su Mediobanca, dove la velocità è un fattore determinante”.
Lovaglio ha inoltre escluso per ora l’ipotesi di un delisting di Mediobanca, ritenendola prematura. Ha però ribadito la centralità e l’identità dei marchi coinvolti: “Mediobanca resterà focalizzata su corporate e private banking“, ha detto, ed “entrambi i brand sono sacri”. Proprio nella diversità tra le due realtà, secondo l’a.d., risiede la forza dell’operazione, che punta a unire professionalità e storie differenti per creare un soggetto innovativo e competitivo.
Nel corso dell’audizione, Lovaglio ha anche riconosciuto il ruolo del Mef nel processo di risanamento del Monte dei Paschi, con la progressiva riduzione della partecipazione pubblica dal 64% al 4,8%. Il progetto di integrazione tra le due banche, ha ribadito l’a.d., punta a generare benefici per gli stakeholder e per il sistema Paese. L’obiettivo è una trasformazione profonda, costruita sulla complementarità delle competenze e sulla valorizzazione di due marchi storici della finanza italiana.
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Un momento dell'audizione di Luigi Lovaglio in Senato lo scorso ottobre




