Alla vigilia del Consiglio di amministrazione del 16 luglio, Luigi Lovaglio porta la difesa del Monte dei Paschi di Siena (Mps) oltre il terreno del prezzo. Per l’amministratore delegato, la banca senese è “una risorsa di grande valore per il Paese” e vale più dei 30 miliardi indicati nel confronto sull’operazione promossa da Intesa Sanpaolo.
Intervenendo a San Casciano dei Bagni, durante la rassegna La Terrazza, Lovaglio non ha anticipato le valutazioni del board. “C’è una regola che non permette di esprimersi sull’operazione”, ha ricordato. Ha però chiarito che Mps continuerà a lavorare e valuterà “tutte le offerte formulate e tutte le opzioni per fare il bene della banca”.
Il messaggio è rivolto al mercato ma anche ai territori in cui Mps è presente. Nella visione del manager, il valore dell’istituto non dipende soltanto dalla capitalizzazione o dai rapporti di concambio, ma anche dalla capacità della sua rete di servire famiglie, imprese e comunità locali.
Mps oltre il prezzo dell’offerta di Intesa Sanpaolo
Lovaglio ha definito la rete di Mps “un’infrastruttura fortissima”, costruita sulla competenza dei dipendenti e sul rapporto di fiducia con i clienti. È questo uno dei punti centrali della sua posizione: la banca non può essere valutata soltanto sommando filiali, attività e quote di mercato, perché una parte rilevante del suo valore nasce dall’integrazione tra persone, brand e presenza territoriale.
Il richiamo alla rete assume un peso particolare davanti all’ipotesi di una possibile redistribuzione degli sportelli. Separare le filiali, secondo il ragionamento del ceo, rischierebbe di indebolire un sistema commerciale radicato soprattutto in Toscana, nelle Marche, in Umbria e in altre aree del Paese.
Secondo quanto riportato domenica 12 luglio dal quotidiano La Stampa, l’operazione di Intesa Sanpaolo era stata lanciata con un valore di circa 30,5 miliardi di euro tra azioni e contanti, sulla base di 16 nuove azioni Intesa ogni 10 azioni Mps, più un euro per ciascun titolo. Il valore dell’offerta viene ora indicato intorno ai 34 miliardi, mentre la capitalizzazione del Monte ha raggiunto circa 35,5 miliardi.
Nella stessa ricostruzione, Lovaglio rivendica una crescita media di 8 miliardi di euro l’anno durante il proprio mandato. È anche su questo andamento che il manager fonda la convinzione che il mercato non abbia ancora espresso pienamente il potenziale della banca.
Il confronto, dunque, non riguarda soltanto la convenienza immediata dell’offerta. Al centro ci sono anche il valore del marchio, i 554 anni di storia dell’istituto e le prospettive di sviluppo. Elementi che, nella posizione espressa dal Ceo, devono entrare nella valutazione complessiva insieme ai numeri finanziari.
Le alternative sul tavolo di Mps
Il Consiglio di amministrazione dovrà esaminare l’operazione di Intesa e le possibili alternative. Tra queste resta anche l’ipotesi di un’aggregazione con Banco Bpm, istituto che vede Crédit Agricole come primo azionista con una quota vicina al 30%.
Questa opzione si inserisce in una partita più ampia sul consolidamento del settore bancario. Lovaglio, però, insiste sulla necessità di affrontare la competizione attraverso la creazione di valore. “Bisogna accettare le sfide, non aver paura di cosa fa un competitor e per questo saltargli addosso e magari farlo scomparire”, ha affermato. La frase segna anche la distanza dalla linea illustrata dall’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, che ha presentato l’operazione come una mossa di mercato e come una difesa dell’indipendenza degli asset strategici italiani.
Il ruolo di Generali
Nel confronto entra anche Generali, attraverso la partecipazione del 13,3% detenuta nel perimetro di Mediobanca. Lovaglio ha respinto l’idea di rinunciare a questa presenza, sottolineando il peso della compagnia: una capitalizzazione superiore a 65 miliardi di euro e circa 900 miliardi di asset gestiti.
«Non possiamo lasciar stare e non reagire a chi vuole conquistare Generali», ha dichiarato il Ceo. Il dossier assicurativo diventa così parte integrante della valutazione strategica: non un elemento separato dall’operazione bancaria, ma uno dei nodi attraverso i quali passa il futuro degli equilibri finanziari coinvolti.
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Luigi Lovaglio, amministratore delegato di Monte dei Paschi di Siena (Mps)




