Banca Monte dei Paschi di Siena (Mps) ha deciso di procedere al licenziamento di Luigi Lovaglio, ex amministratore delegato e ancora direttore generale fino a pochi giorni fa. La decisione arriva dopo la revoca delle deleghe operative avvenuta il 25 marzo e segna un nuovo capitolo nello scontro interno alla banca senese.
La risoluzione del rapporto è stata formalizzata come “unilaterale per giusta causa”, motivata dal venir meno del rapporto fiduciario tra il manager e l’istituto. Alla base della rottura c’è la scelta di Lovaglio di candidarsi nella lista concorrente presentata da Plt Holding, in vista del rinnovo del consiglio.
Perché Mps ha licenziato Lovaglio
Secondo quanto emerso, il nodo centrale riguarda proprio la candidatura nella lista rivale, ritenuta incompatibile con il ruolo ricoperto in banca. Per il Cda, questa scelta ha sollevato questioni legate a conflitto di interessi, lealtà e trasparenza, compromettendo il rapporto fiduciario.
Il board si aspettava che Lovaglio si dimettesse spontaneamente dopo la sospensione, ma così non è stato. Da qui la decisione di procedere con il licenziamento, arrivata dopo uno scambio di comunicazioni formali tra le parti. La frattura si è aggravata anche per le modalità e i tempi con cui il manager ha comunicato la propria adesione alla lista concorrente, annunciata lo stesso giorno della scadenza per il deposito delle candidature.
Il licenziamento si inserisce in un contesto già teso, a pochi giorni dall’assemblea del 15 aprile, chiamata a rinnovare il vertice della banca. Da una parte c’è la lista del Cda uscente con Nicola Maione presidente e Fabrizio Palermo amministratore delegato, dall’altra quella di Plt Holding che candida Lovaglio come Ceo insieme a Cesare Bisoni.
L’affluenza attesa è intorno al 70% del capitale, con diversi soci ancora indecisi. La lista del cda partirebbe da una base di consenso attorno al 20-22%, mentre restano determinanti le scelte dei grandi azionisti e dei fondi.
Gli equilibri tra gli azionisti
Tra questi, Delfin, primo azionista con il 17,5%, ha depositato le azioni ma potrebbe orientarsi verso l’astensione, lasciando aperti diversi scenari sul risultato finale. Il quadro resta fluido anche sul fronte degli altri investitori. Alcuni grandi fondi internazionali, insieme a realtà come Banco Bpm (3,7%), potrebbero sostenere la lista del cda, mentre altri soci stanno ancora valutando la propria posizione.
Nel frattempo, entrambe le liste hanno intensificato gli incontri con il mercato: il Cda uscente ha già avviato una serie di roadshow con investitori istituzionali, con l’obiettivo di consolidare il consenso in vista del voto.
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Un momento dell'audizione di Luigi Lovaglio in Senato lo scorso ottobre




