Si fa sempre più in salita la strada per Luigi Lovaglio alla guida del Monte dei Paschi di Siena (Mps). Il comitato nomine dell’istituto ha deciso di escludere l’amministratore delegato dalla procedura di formazione della lista per il rinnovo del Cda, in vista dell’assemblea dei soci del 4 febbraio.
Come riportato oggi da La Stampa, la scelta nasce da una bozza di regolamento secondo cui gli amministratori indagati per reati finanziari devono astenersi dalla selezione dei candidati. Una norma che riguarda direttamente Lovaglio, coinvolto nell’inchiesta milanese sulla scalata a Mediobanca, insieme a Delfin e Caltagirone, soci rilevanti di Mps.
Un addio sempre più probabile
Il comitato ha precisato, inoltre, che Lovaglio non potrà incontrare gli azionisti né influenzare le scelte legate alla lista, per evitare conflitti di interesse. Il regolamento dovrà essere approvato dal Cda il 22 gennaio, e poi dalla Bce. Se confermato, potrebbe segnare la fine dell’esperienza dell’a.d., che però – riferiscono fonti finanziarie – non intende arrendersi.
I rapporti con il board e alcuni soci sono tesi da tempo: c’è chi lo accusa di eccessiva prudenza nell’operazione Mediobanca e di essere poco incline al confronto. Una situazione che, si evidenzia sul quotidiano torinese, ha portato a frizioni con il presidente Nicola Maione.
Lovaglio rivendica i successi ottenuti: dall’aumento di capitale da 2,5 miliardi nel 2022 al rilancio in Borsa, con dividendi promessi nei prossimi anni. Ma oggi i numeri potrebbero non essere sufficienti a garantirgli un secondo mandato.
Come ricostruito ieri da Il Sole 24 Ore, a dicembre il Cda aveva espresso solidarietà unanime all’a.d.. Ma ora lo scenario è cambiato. La decisione finale sarà nelle mani del board, in una riunione che potrebbe cambiare il futuro della banca.
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L'a.d. di Mps, Luigi Lovaglio, durante un'audizione della Commissione parlamentare di inchiesta sistema bancario, finanziario e assicurativo, tenutasi lo scorso ottobre




