L’ascesa degli Etf

L’ascesa degli Etf© Getty Images

È cresciuta negli ultimi due lustri la quota del patrimonio investito in Etf, strumenti sempre più diffusi nei portafogli degli italiani. Alla fine del 2024 gestivano oltre 161 miliardi di euro.

Gli exchange traded funds (Etf) sono fondi quotati a basso costo che in genere replicano gli indici di Borsa e che, a differenza dei tradizionali fondi comuni, si acquistano e vendono in Borsa proprio come le azioni, scambiandone cioè le quote attraverso un conto titoli o con un broker online (i tradizionali fondi invece sono accessibili tramite una sottoscrizione in un versamento unico o a più rate).

A scattare la fotografia della diffusione di questi strumenti, è stata una recente ricerca avviata dall’Università di Bergamo, con una squadra guidata dalla professoressa Manuela Geranio, che ha lanciato lo scorso novembre la prima edizione del Monitor ETF Italia in collaborazione con Mondoinstitutional.

Prima diffusi solo tra esperti e trader, oggi i fondi quotati si trovano un po’ dappertutto: all’interno dei fondi stessi, i cosiddetti fondi di fondi, dove sono utili per i gestori nella costruzione di portafogli efficienti, ma anche dentro le polizze unitlinked (circa 28 miliardi di euro), prodotti che si collocano in una posizione intermedia tra il mondo della gestione del risparmio e quello assicurativo.

Fondi pensione e casse di previdenza hanno delegato poco meno di 10 miliardi di euro agli Etf. Molti di più sono quelli in mano agli investitori al dettaglio (34 miliardi di euro), che hanno investito in questi fondi quotati tramite piattaforme online o rivolgendosi a un consulente finanziario. Al primo posto, le gestioni patrimoniali, soluzioni offerte alla clientela di fascia più alta e sofisticata, che si attestano come il primo canale di utilizzo degli Etf in Italia con oltre 72 miliardi di euro. Otto anni fa si fermavano a poco meno di 22 miliardi.

La diffusione degli Etf all’interno delle gestioni – si legge nel rapporto – si deve all’obbligo di riaccredito degli incentivi ai portafogli gestiti, a partire dal 2015, che ha favorito una maggiore trasparenza e, di conseguenza, un ricorso più ampio a strumenti efficienti e a basso costo. Ma la corsa non è finita. La presenza dei fondi quotati nei portafogli degli italiani in futuro potrebbe espandersi ulteriormente a seguito delle recenti normative di settore (come la Retail Investment Strategy), ancora in fase di negoziazione tra le istituzioni europee, che prevedono una maggiore trasparenza sui costi.

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