La grande scommessa contro l’AI fa tremare Wall Street

Il crollo di Palantir, le posizioni ribassiste di Michael Burry e i dubbi sul valore reale delle big tech riaccendono lo spettro di una bolla finanziaria<

La grande scommessa contro l'AI fa tremare Wall Street© Photo by Michael M. Santiago/Getty Images

Il vento è cambiato. Dopo mesi di corse sfrenate ai titoli legati all’intelligenza artificiale, ieri Wall Street ha segnato un brusco stop. A innescare la frenata è stato il tonfo di Palantir Technologies, il colosso del software per la difesa e l’intelligence, crollato fino al 10% prima di limitare le perdite a circa -7%. Non è solo un fisiologico assestamento dopo un anno da +400% in Borsa: per molti è il segnale che qualcosa si è incrinato nella narrazione trionfale dell’AI.

Più che l’allarme bolla, è scattato quello della “grande scommessa”. L’investitore Michael Burry, protagonista del film omonimo e diventato celebre per aver previsto il crollo dei mutui subprime nel 2008, è tornato a far parlare di sé. La sua società, Scion Asset Management, ha scommesso contro Palantir con posizioni corte per 912 milioni di dollari. E ha messo nel mirino anche Nvidia, con opzioni ribassiste da 187 milioni.

Michael Burry e l’ombra lunga del 2008

Il peso simbolico della mossa è enorme. Burry è considerato da molti un segnale anticipatore dei momenti di crisi, proprio per la sua capacità di leggere le crepe nei mercati quando tutti vedono crescita. La sua strategia si basa sull’analisi meticolosa dei dati finanziari e sull’individuazione di sopravvalutazioni sistemiche, come avvenne nel 2005 con i mutui subprime.

E oggi? I suoi dubbi riguardano la sostenibilità delle valutazioni delle star dell’AI, tra utili futuri ipotetici e capitalizzazioni vertiginose. Secondo Deutsche Bank, i numeri di Palantir restano “difficili da comprendere”». Anche Gary Marcus della New York University sostiene che “l’AI è certamente in una bolla finanziaria”. Ma non tutti sono d’accordo: per Goldman Sachs, ad esempio, “crescita e utili” hanno trainato il settore finora, non speculazioni irrazionali.

Michael Burry, una vita di grandi scommesse contro l’economia

Il contagio del tech e l’effetto domino globale

Intanto, l’effetto domino ha contagiato l’intero settore tecnologico: nella giornata di ieri Nvidia ha perso il 3%, Alphabet il 2%, Microsoft circa l’1%, spingendo il Nasdaq a -1,5%. E oggi i future indicano un ulteriore calo: -0,25% sull’S&P 500 e -0,43% sul Nasdaq.

Anche le Borse europee non sono rimaste immuni. A Milano, l’indice ha chiuso con un calo di poco inferiore al mezzo punto percentuale, mentre Francoforte e Parigi hanno registrato performance peggiori. A pesare sono state anche le trimestrali, con Nexi in forte flessione (-6%) e Fineco in controtendenza (+1,68%). Sul fronte macroeconomico, l’indice Pmi ha sorpreso positivamente, salendo da 51,2 a 52,5, ben sopra la soglia di espansione.

Ma è il nervosismo per l’AI a dominare la scena. Dopo la flessione di ieri a Wall Street, il ribasso è proseguito nella notte in Asia: Tokyo e Seul hanno perso oltre il 2%, con la giapponese Softbank in caduta dell’8%.

Il Ceo di Palantir, Alex Karp, ha provato a respingere gli attacchi, dichiarando alla Cnbc che “l’idea che chip e ontologie siano strumenti da vendere allo scoperto è folle”. Ma la mossa di Burry ha lasciato il segno. E ora gli investitori si chiedono se siamo davvero davanti a un’altra bolla pronta a scoppiare o solo a un salutare momento di correzione, come suggerito dallo stesso Ceo di Goldman Sachs, che prevede un possibile calo tra il 10% e il 15% nei prossimi mesi.

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