Kering batte le stime: ricavi a 14,7 miliardi

Il Gruppo del lusso chiude il 2025 in calo ma oltre le attese. Il titolo vola a Parigi, mentre de Meo annuncia una roadmap per rilanciare crescita e margini

Kering batte le stime: ricavi a 14,7 miliardi© Shutterstock

È il segnale che il mercato attendeva. Kering chiude un 2025 ancora in contrazione, ma riesce a superare le attese degli analisti e ritrova la fiducia della Borsa. A Parigi il titolo è arrivato a guadagnare oltre il 14% per poi chiudere a 285,90 euro, in rialzo del 10,17%.

Il Gruppo del lusso ha registrato ricavi per 14,7 miliardi di euro, in calo del 13% a tassi correnti e del 10% su base comparabile. Nel solo quarto trimestre le vendite si sono attestate a 3,9 miliardi, in flessione del 9% a tassi correnti e del 3% su base comparabile.

Le vendite dirette, che rappresentano il 76% del totale, sono scese dell’11% su base comparabile. Le vendite indirette, pari al 24%, hanno segnato un calo del 9% su base comparabile. Sul fronte della redditività, il risultato operativo corrente si è attestato a 1,631 miliardi, in diminuzione del 33% rispetto al 2024, con un’incidenza sulle vendite dell’11,1%.

Il commento di Luca de Meo ai risultati di Kering

«La performance del 2025 non riflette il vero potenziale del Gruppo», ha commentato il Ceo Luca de Meo. «Nel secondo semestre abbiamo adottato misure decisive: attraverso il rafforzamento della struttura finanziaria, il contenimento dei costi, e scelte strategiche che pongono le basi per il nostro prossimo capitolo».

Il manager ha annunciato che il 16 aprile, durante il Capital Markets Day, verrà presentata una roadmap per rilanciare la crescita, con strategie definite per ogni maison, un’organizzazione più efficace e una disciplina finanziaria rigorosa. L’obiettivo dichiarato è migliorare il posizionamento dei brand, ristabilire i margini e rafforzare la generazione di cassa per assicurare una creazione di valore sostenibile e di lungo periodo.

Nel corso della conference call con gli analisti, de Meo ha espresso ottimismo sull’anno in corso, sottolineando che anche Gucci mostra segnali positivi. «Nel 2026 vedremo una crescita. Vedremo anche un miglioramento dei margini su tutti i brand. Questa è, in sostanza, la situazione dal punto di vista del management».

Gucci resta il nodo, bene Bottega Veneta

Resta tuttavia pesante la flessione di Gucci, le cui vendite nel 2025 si sono fermate a 6 miliardi, in calo del 22% a tassi correnti e del 19% su base comparabile. Il risultato operativo corrente è stato pari a 966 milioni, con un’incidenza sulle vendite del 16,1%.

Più contenuta la flessione di Yves Saint Laurent, che ha registrato ricavi per 2,6 miliardi, in calo dell’8% a tassi correnti e del 6% su base comparabile. Il risultato operativo corrente è stato di 529 milioni, con un’incidenza del 20%.

Segnali di maggiore stabilità arrivano da Bottega Veneta, che ha chiuso l’anno con ricavi pari a 1,7 miliardi, stabili a tassi correnti e in crescita del 3% su base comparabile. Il risultato operativo corrente è stato di 267 milioni, con un’incidenza sulle vendite del 15,6%.

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