Dopo mesi di indiscrezioni e settimane di manovre sotterranee, Intesa Sanpaolo ha rotto gli indugi e lanciato un’Offerta pubblica di acquisto e scambio da 30,6 miliardi di euro su Monte dei Paschi di Siena (Mps), aprendo una nuova fase del risiko bancario italiano.
La mossa del Gruppo guidato da Carlo Messina arriva a poche ore dalla proposta di aggregazione avanzata da Banco Bpm e cambia radicalmente gli equilibri della partita. Se fino a domenica il confronto ruotava attorno all’ipotesi di una fusione tra Siena e Piazza Meda, oggi il mercato guarda soprattutto all’operazione di Ca’ de Sass, sostenuta da Unipol e destinata a coinvolgere anche Bper.
Per ogni azione Mps, Intesa offre 1,6 azioni proprie e un euro in contanti, per un corrispettivo che valorizza l’operazione oltre 30 miliardi. L’offerta incorpora un premio rispetto alle quotazioni precedenti e punta a creare un gruppo da circa 126 miliardi di capitalizzazione, con 20 milioni di clienti, attività per circa 1.700 miliardi e utili superiori a 16 miliardi.
L’operazione, secondo quanto spiegato dall’a.d. Messina, è stata preparata per mesi e ha trovato una soluzione al principale ostacolo rappresentato dai vincoli Antitrust grazie all’accordo raggiunto con Unipol.
Il progetto prevede infatti che Intesa mantenga circa 625 filiali, le attività di Mediobanca e la partecipazione del 13,2%-13,5% in Generali, mentre una parte significativa della rete commerciale del Monte verrebbe trasferita a Unipol per essere successivamente integrata con Bper. L’obiettivo dichiarato è rafforzare la presenza di Intesa nelle attività considerate strategiche, dal wealth management al private banking, passando per il credito al consumo e l’investment banking.
La risposta di Mps e la posizione di Banco Bpm
Il consiglio di amministrazione di Monte dei Paschi si è riunito per esaminare sia la proposta arrivata da Banco Bpm sia l’Opas promossa da Intesa.
In una nota, la banca senese ha definito la proposta di Piazza Meda una iniziativa “non sollecitata” e l’offerta di Intesa “non concordata”, annunciando l’avvio delle valutazioni con il supporto degli advisor finanziari e legali incaricati.
Parallelamente, il Cda ha ribadito che il percorso di integrazione con Mediobanca procede secondo quanto già comunicato al mercato.
La discesa in campo di Intesa complica però il quadro per Banco Bpm. La proposta di fusione tra pari avanzata da Giuseppe Castagna si trova ora a confrontarsi con un’operazione sostenuta da un gruppo che, insieme a Unipol e Bper, esprime una capitalizzazione complessiva vicina ai 140 miliardi di euro.
Le prossime tappe
Con il lancio dell’Opas, Mps entra nel regime della cosiddetta passivity rule, che limita la possibilità di adottare iniziative difensive senza il coinvolgimento degli azionisti. Proprio i soci saranno chiamati a svolgere un ruolo decisivo nelle prossime settimane. Sul capitale del Monte pesano infatti partecipazioni rilevanti come quelle di Delfin, del gruppo Caltagirone e del Ministero dell’Economia, osservate con attenzione dal mercato per capire quale potrà essere l’esito dell’operazione.
Nel frattempo, Intesa si presenta come il nuovo protagonista della partita. Dopo mesi trascorsi da osservatore, il primo Gruppo bancario italiano ha deciso di intervenire direttamente nel riassetto del settore, trasformando una sfida che sembrava riguardare soprattutto Mps e Banco Bpm in una partita molto più ampia, destinata a incidere sugli equilibri dell’intera finanza italiana.
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Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa SanpaoloPhoto by Pier Marco Tacca/Getty Images




