Intesa Sanpaolo, il piano 2026-2029 vale 50 miliardi per i soci

Il nuovo Piano industriale della banca torinese punta su wealth management, tecnologia ed espansione europea. Utili oltre 11,5 miliardi nel 2029 e distribuzioni record agli azionisti

Intesa Sanpaolo, il piano 2026-2029 vale 50 miliardi per i soci

Il nuovo Piano di Impresa 2026-2029 segna una fase di ulteriore consolidamento per Intesa Sanpaolo, che punta a rafforzare il proprio modello industriale facendo leva sulla crescita delle commissioni, sulla tecnologia e sull’espansione internazionale. La banca conferma un’impostazione prudente sul rischio, ma alza l’asticella sul fronte della creazione di valore, con obiettivi che la collocano tra i gruppi bancari più solidi e redditizi in Europa.

Il piano guarda oltre la dinamica congiunturale dei tassi e rafforza un modello sempre più orientato alle attività a maggiore valore aggiunto, in particolare wealth management, protezione e advisory. I ricavi sono attesi in crescita fino a 30,7 miliardi di euro entro il 2029, sostenuti soprattutto dall’aumento delle commissioni nette e dal contributo dell’attività assicurativa.

Il piano industriale 2026-2029 di Intesa Sanpaolo

Nel quadriennio Intesa Sanpaolo prevede un utile netto in aumento fino a oltre 11,5 miliardi di euro nel 2029. A questo si accompagna una politica di remunerazione particolarmente generosa, con una distribuzione complessiva di circa 50 miliardi di euro nel periodo 2025-2029, attraverso dividendi cash e programmi di buyback.

L’impostazione resta dichiaratamente prudente sul piano patrimoniale, con l’obiettivo di mantenere un’elevata solidità finanziaria e un ampio margine di flessibilità, anche in uno scenario macroeconomico caratterizzato da una crescita moderata.

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Commissioni, assicurazioni e disciplina sui costi

Il motore principale della crescita resta lo sviluppo delle attività a commissione. Il piano prevede un rafforzamento strutturale del contributo del wealth management e dell’assicurazione, con una progressiva riduzione della dipendenza dal margine di interesse.

Alla crescita dei ricavi si affianca una rigorosa disciplina sui costi. Le spese operative sono attese in calo nel corso del piano, grazie anche ai forti investimenti tecnologici già effettuati e a una maggiore efficienza dei processi interni. Questo approccio consente di sostenere la redditività mantenendo sotto controllo il profilo di rischio, in linea con lo status di banca a “zero Npl”.

Espansione europea e progetto isywealth Europe

Uno dei pilastri strategici del piano è l’espansione internazionale nel risparmio gestito. In questo contesto si inserisce il lancio di isywealth Europe, una piattaforma digitale pensata per esportare il modello di consulenza del gruppo nei principali Paesi europei in cui Intesa Sanpaolo è già presente, in particolare Francia, Germania e Spagna.

Come riportato oggi da la Repubblica, la crescita all’estero non passerà da acquisizioni bancarie tradizionali, ma da un rafforzamento delle reti di consulenti finanziari e da eventuali operazioni mirate solo in presenza di pieno controllo. Il progetto prevede 200 milioni di euro di investimenti e partirà operativamente dal 2027, senza ricavi messi a budget nella fase iniziale, in un’ottica dichiaratamente conservativa.

Credito all’economia reale e impatto sul sistema Paese

Accanto allo sviluppo delle attività a commissione, il piano conferma il ruolo centrale del gruppo nel sostegno all’economia reale. Nel periodo 2026-2029 sono previsti 374 miliardi di euro di nuovo credito a medio-lungo termine per famiglie e imprese, di cui 260 miliardi in Italia, un volume superiore alle risorse del Pnrr destinate al sistema economico nazionale.

Il piano include anche un forte impegno sul fronte occupazionale e sociale, con un ricambio generazionale senza impatti sociali, circa 12.400 uscite volontarie e 6.300 assunzioni di giovani entro il 2030, oltre a investimenti nella formazione e nella riqualificazione delle competenze.

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