L’operazione tra Intesa Sanpaolo e Mps rappresenta un passaggio strategico non soltanto per il sistema bancario italiano, ma anche per quello europeo: a sostenerlo è Marco Gilli, presidente della Compagnia di San Paolo, che ha confermato il pieno sostegno della Fondazione all’operazione, alla vigilia dell’assemblea degli azionisti di Intesa Sanpaolo convocata per il 10 settembre.
Secondo Gilli, l’eventuale integrazione consentirebbe la nascita di un operatore di dimensioni maggiori, capace di competere su mercati internazionali sempre più caratterizzati dalla presenza di grandi Gruppi finanziari. Il nuovo polo Intesa-Mps, nelle sue valutazioni, potrebbe collocarsi tra i primi gruppi bancari europei per dimensioni. Per il presidente della Compagnia di San Paolo, quindi, l’operazione avrebbe una valenza che supera i confini nazionali: rafforzare la capacità dell’Europa di disporre di istituzioni finanziarie in grado di operare su scala globale.
Il progetto prevede un’offerta pubblica di acquisto e scambio volontaria sulla totalità delle azioni Monte dei Paschi. Contempla l’assegnazione di 1,6 azioni Intesa Sanpaolo di nuova emissione più un euro in contanti per ciascuna azione Mps, per un corrispettivo implicito di circa 10,09 euro per azione e un valore complessivo dell’operazione di circa 30,6 miliardi di euro.
Per Intesa Sanpaolo, l’integrazione potrebbe inoltre generare importanti sinergie industriali. La documentazione predisposta dalla banca stima, a regime, circa 2,9 miliardi di euro di benefici ante imposte all’anno, suddivisi tra sinergie sui ricavi e riduzione dei costi. Marco Gilli sottolinea anche un secondo elemento: Intesa Sanpaolo gestisce una quota rilevante del risparmio delle famiglie italiane e una maggiore dimensione potrebbe contribuire, secondo la sua valutazione, a tutelare e valorizzare ulteriormente questo patrimonio.
Quanto al ruolo della Fondazione, Gilli esclude cambiamenti sostanziali. La Compagnia di San Paolo rimarrebbe il principale azionista tra le fondazioni bancarie e manterrebbe un rapporto di collaborazione con le altre Fondazioni. L’ente, precisa il presidente, non partecipa al cosiddetto risiko bancario: il sostegno nasce dalla convinzione che l’operazione sia coerente con un interesse generale di lungo periodo. La parola passa ora agli azionisti di Intesa Sanpaolo, chiamati a esprimersi sull’operazione.
© Riproduzione riservataIntesa Sanpaolo chiarisce il piano Mps e il ruolo di Generali

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