Il riscatto dei Piigs

Il riscatto dei Piigs

Anche l’Europa ha il suo Meridione. È il Club Med, così come chiamavano dieci anni fa nella City i Paesi del Sud Europa finanziariamente “indisciplinati”, con bassa crescita economica e scarsa innovazione. Analisti e giornalisti londinesi, per la verità, si erano inventati a fine anni 90 anche un altro acronimo: Pigs, dalle iniziali di Portogallo, Italia, Grecia e Spagna, che nella lingua di Sua Maestà sta per “maiali”.

Dopo la crisi finanziaria globale del 2008, si aggiunse anche l’Irlanda, colpita da un collasso bancario e immobiliare. Così il gruppuscolo di Paesi sovraindebitati, economicamente deboli o con problemi strutturali difficilmente risolvibili, divennero i Piigs, Paesi che, come si ripeteva sui giornali del nord Europa, vivevano sopra le loro possibilità. Quindici anni fa, la Grecia è fallita. Anche gli altri della combriccola non se la passavano bene. Le agenzie di rating bocciarono più volte il nostro Paese e i rendimenti dei titoli di Stato italiani nel novembre 2011 schizzarono in alto mettendo a rischio la tenuta delle casse pubbliche. Arrivarono i governi tecnici.

Passati dieci anni, quella dei Piigs è ormai una storia archiviata. Il Club Med è diventato fiscalmente più disciplinato. Ed è tornato a crescere: se il Pil aumenta e il debito non cresce troppo rapidamente, il rapporto debito/Pil cala, ricordano gli economisti. Una dinamica che ha aiutato Irlanda, Grecia, Portogallo e Spagna, Paesi che sono riusciti a contenere la spesa e ad aumentare le entrate, riducendo il deficit.

E l’Italia? Lo scorso settembre l’agenzia Fitch ha promosso il nostro debito, alzando di un gradino il rating da tripla BBB a BBB+ (sotto la tripla B si diventa “spazzatura”), per una «maggiore fiducia nella traiettoria fiscale dell’Italia, sostenuta da una crescente prudenza nei conti pubblici e da un forte impegno a raggiungere gli obiettivi di bilancio a breve e medio termine previsti dal nuovo quadro di bilancio dell’Ue».

Fitch poi apprezza «il contesto politico stabile, il continuo slancio riformatore e la riduzione degli squilibri esterni», fattori che mitigano i rischi derivanti dal debito pubblico ancora elevato: il rapporto debito/Pil del nostro Paese, infatti, continua a non invertire la rotta: nel primo trimestre di quest’anno è salito al 137,9%. Restiamo sorvegliati speciali. Ma non siamo soli: nel Club Med ora rischia di finirci persino la Francia, declassata da Fitch ad A+, lo stesso rating che aveva l’Italia nel settembre 2011, pochi mesi prima del patatrac. Il Meridione d’Europa è destinato ad allargarsi.

Resta sempre aggiornato con il nuovo canale Whatsapp di Business People
© Riproduzione riservata