Il puzzle Mediobanca: le cinque mosse di una scalata silenziosa

Dalla vendita-lampo delle quote Mps alla scalata finale su Piazzetta Cuccia, l’inchiesta di Milano ricostruisce il presunto patto tra Caltagirone, Milleri e Lovaglio

Il puzzle Mediobanca: le cinque mosse di una scalata silenziosaPiazzetta Cuccia, il cortile esterno della sede di Mediobanca a Milano© Photo by Pier Marco Tacca/Getty Images

Una strategia “consapevole e coordinata”, articolata in cinque tappe. È questa la sintesi dell’inchiesta della Procura di Milano, che ipotizza un patto occulto tra Francesco Gaetano Caltagirone, Francesco Milleri e Luigi Lovaglio per prendere il controllo di Mediobanca e puntare al vertice di Generali. Un’operazione che, secondo i magistrati, avrebbe coinvolto anche altri attori della finanza e della politica, con possibili implicazioni per il ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef).

Il primo tassello: la vendita-lampo delle quote Mps

Secondo quanto ricostruito dalla Procura, tutto avrebbe inizio il 13 novembre 2024, con la cessione del 15% del Monte dei Paschi di Siena da parte del Tesoro. Una procedura veloce, riservata a soli quattro soggetti: Caltagirone, la Delfin di Milleri, Anima e Banco Bpm. L’intermediazione è affidata a Banca Akros, ma le modalità – come ricostruito in un articolo pubblicato oggi da la Repubblica – sono giudicate anomale dagli inquirenti. La gara si chiude in pochi minuti e senza reale competizione. Caltagirone e Delfin acquistano ciascuno al prezzo di 5,9 euro per azione, con un premio del 6,96%.

Secondo i pm, pensare a una semplice coincidenza sarebbe ingenuo. Emergono testimonianze chiave, come quella di un manager di Akros che racconta di aver ricevuto, durante la vendita, una telefonata da un legale del Mef con l’ordine di annunciare immediatamente la chiusura dell’operazione.

La regia occulta

Una volta nella compagine di Mps, Caltagirone e Delfin assumono una posizione centrale. Cinque consiglieri indipendenti si dimettono, tre dei quali – secondo le ricostruzioni – lo fanno su pressione del Mef. Vengono sostituiti da figure considerate vicine ai registi del patto.

Nel frattempo, fino al 17 aprile, le quote di Mps detenute da Caltagirone e Delfin crescono fino a 9,96% e 9,86%. Per la procura, trattandosi di operazioni concertate, avrebbero richiesto l’autorizzazione preventiva di Bce e Consob. Autorizzazione che, per ragioni definite “ovvie”, non sarebbe mai stata chiesta.

La terza tappa è l’assemblea di aprile, in cui Mps approva un aumento di capitale per finanziare una Ops su Mediobanca, da 13,3 miliardi. L’iniziativa solleva accuse di conflitti d’interesse. L’amministratore delegato Luigi Lovaglio difende la legittimità del piano, precisando di averlo presentato già nel 2022 al ministro Giorgetti, in un’occasione privata. Aggiunge che il sostegno di alcuni soci e l’appoggio governativo avrebbero facilitato l’avanzata.

Mediobanca prova a reagire

Mediobanca tenta una contromossa e lancia a sua volta una Ops su Banca Generali. La decisione però spacca il consiglio. Alcuni membri espressione di Delfin comunicano di aver preso le distanze dalla scelta, che definiscono non condivisa. La procura sottolinea, in proposito, un atteggiamento remissivo che rafforzerebbe l’ipotesi di un controllo esterno.

Come riportato da la Repubblica, dai vertici del Mef emergono critiche dure: un dirigente ministeriale si lamenta con Cassa Depositi e Prestiti che Mediobanca starebbe tentando il tutto per tutto per tutelare il proprio vertice, con un approccio giudicato antigovernativo. Anche da questa telefonata emergerebbe, secondo gli inquirenti, un coinvolgimento diretto del ministero.

La scalata finale e le accuse

A settembre l’operazione si conclude. In alcune conversazioni intercettate, Lovaglio esprime la convinzione di avere ormai il controllo e si mostra insofferente verso chi si oppone al progetto. Un elemento che, secondo la ricostruzione giudiziaria, conferma la portata dell’azione.

Delfin aderisce all’offerta pubblica già a metà agosto, prima ancora che Mps formalizzi eventuali incentivi per gli azionisti. Anche Enasarco ed Enpam, due casse previdenziali, acquistano titoli Mediobanca attraverso intermediari con sede in giurisdizioni non cooperative.

La procura, guidata da Marcello Viola, contesta ai tre protagonisti principali – Caltagirone, Milleri e Lovaglio – di aver agito di concerto senza dichiararlo pubblicamente, omettendo così il lancio di una Opa obbligatoria, scattata dopo il superamento della soglia del 25% del capitale. Per l’accusa, il patto risale ad almeno il 2019.

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