Il prezzo dell’oro sfonda quota 5.100 dollari l’oncia

Registrata una crescita dell’82% in un anno. Banche centrali protagoniste, il presidente Usa, Donald Trump, e il caos globale alzano la febbre per il materiale

Il prezzo dell’oro sfonda quota 5.100 dollari l’oncia© Shutterstock

Il prezzo dell’oro ha infranto un nuovo record, superando per la prima volta i 5.100 dollari l’oncia, spinto da una combinazione di instabilità geopolitica, politiche economiche incerte e una crescente sfiducia nei mercati tradizionali. L’oro spot ha toccato il massimo storico di 5.110,50 dollari, mentre i future con consegna a febbraio viaggiano a 5.090,40 dollari.

L’impennata è parte di una corsa iniziata già nel 2025, quando il metallo prezioso aveva chiuso l’anno con un incremento del 64%, il maggiore dal 1979. Solo nell’ultima settimana l’oro ha guadagnato oltre l’8%, e da inizio anno ha già segnato un progresso del 17%.

Il rifugio dell’oro in un mondo sempre più instabile

L’oro è diventato sempre più centrale nei portafogli degli investitori per il suo ruolo di bene rifugio, in un contesto segnato da pandemia, guerre e tensioni globali. L’elezione di Donald Trump e le sue politiche imprevedibili hanno contribuito a generare ulteriore caos, obbligando gli investitori a riconsiderare i propri criteri di scelta.

A spingere il prezzo è anche il calo del dollaro e dei tassi d’interesse, che rendono più conveniente acquistare oro, oltre a un’accelerazione della domanda in risposta all’aumento dell’incertezza finanziaria.

Il ruolo chiave delle banche centrali

Come riportato in un articolo de Il Post, le banche centrali hanno avuto un impatto determinante nella crescita del prezzo dell’oro. Nell’ultimo periodo hanno aumentato in modo rilevante le riserve auree, con acquisti di grande scala che hanno avuto effetti immediati sul mercato. Complessivamente, le banche centrali detengono oggi circa un quinto dell’oro estratto nel mondo, spesso in forma fisica.

La Banca d’Italia è la terza al mondo per riserve auree, con 2.452 tonnellate dal valore attuale di 338 miliardi di euro.

Secondo La Stampa, la perdita di credibilità istituzionale degli Stati Uniti e i dubbi sull’indipendenza delle banche centrali hanno contribuito ad accrescere la percezione di rischio. «La geopolitica e il calo della credibilità istituzionale degli Stati Uniti hanno influenzato le decisioni degli investitori», ha spiegato George Cotton di Bank J. Safra Sarasin. L’attenzione è ora rivolta alle prossime mosse del movimento Maga e all’instabilità potenziale dopo l’attuale amministrazione.

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