Il titolo Ibm ha registrato uno dei peggiori ribassi della sua storia recente dopo la diffusione delle stime preliminari sul secondo trimestre 2026, deludendo le aspettative degli analisti e alimentando i timori sul futuro del comparto software. La società prevede ricavi pari a 17,2 miliardi di dollari, in crescita di appena l’1% su base annua ma inferiori alle attese del mercato, mentre l’utile rettificato per azione è stimato a 2,93 dollari.
La reazione di Wall Street è stata immediata. Gli investitori hanno penalizzato il titolo, trascinando al ribasso anche altre aziende del settore tecnologico. Il mercato interpreta infatti il rallentamento di dell’azienda come il segnale di una trasformazione più ampia nella spesa IT delle imprese.
Come si spiega il calo di Ibm
Secondo l’amministratore delegato Arvind Krishna, il problema di Ibm non deriva da un calo della domanda tecnologica, bensì da una profonda riallocazione dei budget. Sempre più aziende stanno destinando le risorse disponibili all’acquisto di server, sistemi di archiviazione, memoria e infrastrutture necessarie per sostenere i progetti di intelligenza artificiale, rinviando invece investimenti in software, consulenza e persino nei nuovi mainframe.
Questa dinamica ha colto il Gruppo meno preparato del previsto. Lo stesso Krishna ha ammesso che numerose trattative di grande valore non sono state concluse entro la fine del trimestre e che l’azienda ha sottovalutato l’entità dello spostamento degli investimenti verso l’hardware destinato ai data center.
Particolarmente penalizzata è risultata la divisione Infrastructure, che registra una flessione del 7%, mentre il software continua a crescere, ma non abbastanza da compensare il rallentamento complessivo. Sullo sfondo pesa anche la crescente scarsità di componenti come memorie ad alte prestazioni, che sta spingendo molte imprese ad anticipare gli acquisti di hardware per evitare ulteriori rincari.
Nonostante il brusco scivolone in Borsa, Ibm conferma la propria strategia di lungo periodo, che punta sull’espansione dell’intelligenza artificiale, sul cloud ibrido, sul contributo di Red Hat e sugli investimenti nel quantum computing.
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