Il primo trimestre del 2026 segna un punto di svolta per Hermès, che tuttavia sta pagando l’effetto della guerra in Iran. Da anni è considerata una delle realtà più solide e resilienti del lusso globale, ma sta affrontando un momento di difficoltà.
Dopo la pubblicazione dei risultati, il titolo ha subito un brusco calo a Parigi, arrivando a perdere circa il 10% in una sola seduta, un segnale evidente della crescente preoccupazione degli investitori.
Cosa sta succedendo a Hermès
Alla base della flessione di Hermès non c’è solo una delusione sui conti, ma un insieme di fattori macroeconomici e geopolitici. I ricavi del gruppo si sono attestati intorno ai 4,1 miliardi di euro, con una lieve contrazione a cambi correnti e una crescita inferiore alle attese degli analisti. Questo rallentamento interrompe una lunga fase di espansione che aveva visto l’azienda crescere più rapidamente rispetto ai principali competitor del settore.
Il nodo centrale è il cosiddetto “fattore Iran”. Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente hanno avuto un impatto diretto sulla domanda di beni di lusso, soprattutto in una regione che negli ultimi anni era diventata tra le più dinamiche per il comparto. Il conflitto ha ridotto i flussi turistici internazionali e frenato la spesa dei consumatori ad alto reddito, con effetti immediati sulle vendite sia nei Paesi del Golfo sia nelle principali capitali europee dello shopping.
In particolare, il Medio Oriente – pur rappresentando una quota limitata del fatturato complessivo – era uno dei mercati a più alta crescita. Il suo rallentamento ha quindi un forte impatto simbolico oltre che economico. A ciò si aggiunge il calo del turismo di lusso in città come Parigi e Londra, dove gli acquisti dei clienti internazionali rappresentano una componente fondamentale del business.
Il contesto globale non aiuta. Anche altri giganti del lusso come Lvmh e Kering stanno registrando segnali di debolezza, confermando che il problema è sistemico e non limitato a un singolo brand.
Lo zoccolo duro di Hermès
Nonostante ciò, Hermès mantiene alcuni punti di forza. Il mercato statunitense resta in crescita e il modello basato su esclusività e controllo della produzione continua a garantire margini elevati. Tuttavia, il calo in Borsa dimostra che nemmeno i marchi più solidi sono immuni dalle turbolenze globali.
Il messaggio per il settore è chiaro: anche il lusso, tradizionalmente considerato anticiclico, è sempre più esposto agli equilibri geopolitici e ai cambiamenti nei flussi di consumo globali. Il “fattore Iran” potrebbe essere solo il primo segnale di una fase più complessa per l’intero comparto.
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