Family office, l’Italia si scopre hub della finanza privata

Nel 2024 sono 220 le strutture attive, per un patrimonio di 148 miliardi. Dai Single Family Office ai modelli aperti come 21 Next e Lingotto, cambia il volto della gestione patrimoniale

Family office, l’Italia si scopre hub della finanza privataImmagine generata con Dall-E / OpenAI

Crescono nei numeri, nelle dimensioni e nell’ambizione strategica. I family office italiani non sono più solo strumenti di gestione patrimoniale, ma sempre più spesso diventano piattaforme finanziarie complesse, capaci di attrarre capitali esterni e operare come veri attori del private capital.

Secondo i dati pubblicati oggi da la Repubblica – Affari & Finanza, nel 2024 in Italia si contano 220 family office attivi, in crescita rispetto ai 206 dell’anno precedente. Complessivamente gestiscono asset per 148,4 miliardi di euro, coinvolgendo circa 1.000 professionisti. È un segmento in piena espansione, che va ben oltre la protezione della ricchezza: oggi il focus è anche su governance, diversificazione e passaggio generazionale.

La nuova funzione dei family office

Nati come strutture dedicate alla gestione riservata dei grandi patrimoni familiari, i family office italiani stanno evolvendo verso modelli più sofisticati e aperti. La distinzione classica tra Single Family Office (Sfo) e Multi Family Office (Mfo) resta attuale, ma i confini si fanno più sfumati.

Nel 2024, i Single Family Office attivi in Italia sono 108, tra cui figurano H14 della famiglia Berlusconi, Laprima Holding di Sergio e Lucia Loro Piana, Lir di Mario Moretti Polegato e Nuova Energia Holding di Pierluigi Loro Piana. Tra le realtà più giovani spicca Lmdv, creato nel 2022 da Leonardo Maria Del Vecchio.

I Multi Family Office, invece, sono oggi 112. Alcuni sono nati come evoluzione di Sfo, altri sono emanazione bancaria – come Mps Family Office o Ubs Family Office – altri ancora sono stati fondati da ex top manager del settore finanziario, con l’obiettivo di offrire servizi altamente personalizzati a una clientela molto ristretta.

Ma la vera trasformazione è rappresentata da un nuovo modello ibrido: family office che, pur conservando il controllo da parte della famiglia fondatrice, si aprono al mercato, diventando soggetti capaci di attrarre capitali terzi, fare fundraising e lanciare fondi specializzati.

Alla base di questa evoluzione strutturale c’è un cambio di mentalità. Secondo quanto riportato oggi da Corriere Economia, molte famiglie imprenditoriali italiane hanno ormai adottato strategie attive di gestione della liquidità generata dalle loro imprese. In alcuni casi, arrivano addirittura a cercare fortune altrui da amministrare, entrando così in concorrenza con i grandi asset manager internazionali.

Modelli un tempo chiusi, riservati e autosufficienti si stanno strutturando per intercettare anche investitori esterni, creando team interni per la selezione dei deal, costruendo fondi, attrattivi anche per capitali istituzionali. Non più solo “cassaforti”, ma attori con una visione industriale e finanziaria di lungo periodo.

I nuovi modelli aperti: 21 Next, Lingotto, TeseoCapital

L’esempio più emblematico è quello di 21 Next, la piattaforma d’investimento lanciata da Alessandro Benetton nel 2024, che punta a gestire 3,2 miliardi di euro attraverso una nuova forma di family office aperto, operante come player dell’asset management industriale.

A seguire, c’è Lingotto, la società di gestione del risparmio fondata dagli Agnelli-Elkann e presieduta dall’ex ministro britannico George Osborne. Partita con 3 miliardi a inizio 2023, è arrivata a settembre a 9,8 miliardi, gestiti in più fondi tematici e con investimenti in aziende quotate come Amazon, Tesla e Microsoft.

Un altro caso è quello della famiglia Ferrero, che ha affidato una parte del proprio patrimonio alla TeseoCapital, società lussemburghese che a fine 2024 conta su un patrimonio di 2,2 miliardi.

Anche la holding Italmobiliare di Carlo Pesenti e i fratelli Mario e Giammaria Giuliani (gruppo farmaceutico) hanno adottato modelli simili, con operazioni di apertura verso fondi alternativi, club deal e fondi Esg, mantenendo però il controllo familiare e la regia strategica.

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