Euro digitale, la Bce accelera: prima emissione possibile nel 2029

L’Eurosistema entra nella fase operativa del progetto. Primi test nel 2027, ma la sfida si gioca tra Bruxelles e le resistenze del settore bancario

Euro digitale, la Bce accelera: prima emissione possibile nel 2029

L’euro digitale entra ufficialmente nella sua fase di preparazione operativa. Lo scorso 1° novembre il Consiglio direttivo della Banca Centrale Europea (Bce) ha avviato una nuova tappa del progetto, con l’obiettivo di essere pronti per una possibile emissione entro il 2029. Si tratta di un passaggio formale ma cruciale, che apre una stagione intensa di sviluppo tecnico, sperimentazioni sul campo e, soprattutto, di confronto legislativo in sede europea.

A dare il via libera è stato l’Eurosistema, che si concentrerà su tre linee di lavoro: lo sviluppo delle infrastrutture digitali, il coinvolgimento dei prestatori di servizi di pagamento e dei rappresentanti di commercianti e consumatori, e il supporto al processo legislativo. I primi test su scala ridotta potrebbero iniziare già nella seconda metà del 2027, a condizione che i lavori normativi si concludano entro il 2026. L’intero sistema dovrebbe essere pronto per una potenziale emissione nel corso del 2029.

Un euro digitale per rafforzare la sovranità monetaria

Secondo la Bce, l’euro digitale è pensato come una forma di contante virtuale a corso legale, con lo stesso valore dell’euro fisico, ma accessibile da un portafoglio digitale e utilizzabile online e offline. A differenza dei sistemi attuali, i pagamenti con euro digitale saranno diretti e istantanei, senza passare per circuiti esterni come Mastercard o Visa.

Obiettivo del progetto è tutelare la sovranità monetaria europea, rafforzare la resilienza e la competitività dei pagamenti, garantendo al tempo stesso privacy e libertà di scelta ai cittadini. In un contesto in cui i pagamenti digitali stanno rapidamente sostituendo il contante, la Bce sottolinea l’urgenza di offrire un mezzo pubblico di pagamento digitale, semplice, sicuro e accessibile in tutta l’area euro.

Nella progettazione, la Banca Centrale Europea ha previsto anche limiti individuali alla detenzione di euro digitali, con l’obiettivo di evitare rischi di destabilizzazione del sistema bancario. Le analisi tecniche condotte mostrano che, anche ipotizzando soglie fino a 3.000 euro a persona, l’impatto sulla stabilità finanziaria sarebbe contenuto, anche in scenari estremi.

Le banche restano caute

Per quanto riguarda i costi, la Bce stima 1,3 miliardi di euro per lo sviluppo fino al 2029 e 320 milioni di euro all’anno per la gestione operativa a partire dalla prima emissione. Come per le banconote, anche l’euro digitale sarà considerato un bene pubblico, con costi coperti dal signoraggio.

Restano però alcune perplessità nel settore bancario. Secondo un articolo del 31 ottobre Il Sole 24 Ore, il costo di adeguamento stimato per le banche europee si aggira sui 6 miliardi di euro in 4 anni. Una cifra che, pur distribuita su circa 5.000 istituti, continua a suscitare resistenze, in particolare da parte delle banche più piccole e meno digitalizzate.

Il prossimo traguardo sarà completare il quadro legislativo entro il 2026, per poi avviare la sperimentazione nel 2027. Ma il futuro dell’euro digitale non dipenderà solo dalla tecnologia: sarà la politica, ancora una volta, a decidere il passo finale.

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