Dopo anni di cautela, Wall Street torna a fare gola alle fintech. A riaccendere l’interesse è stato il debutto da 17 miliardi di dollari di Klarna, colosso svedese dei servizi finanziari digitali, che ha chiuso la sua prima giornata in Borsa con un rialzo del 15%, dopo un’apertura al +30%.
Un risultato che ha dato nuovo slancio al settore: New York viene oggi vista come la meta naturale per le società finanziarie innovative in cerca di quotazione. Londra, una volta punto di riferimento europeo, fatica a competere. Nel 2021 le Ipo fintech nella capitale britannica avevano raccolto oltre 28 miliardi di dollari, ma nel 2023 la cifra è crollata a 1 miliardo, superata persino dalle Borse di Oman e Malesia.
Klarna riapre il mercato e l’effetto domino è immediato
Dopo la quotazione di Klarna, si sono mossi altri nomi del fintech europeo. La piattaforma di trading eToro, l’emittente di stablecoin Circle e l’exchange cripto Bullish hanno fatto il loro ingresso sul mercato americano. Nessuno ha però replicato l’impatto della società svedese.
La prossima mossa più attesa, come riportato oggi in un articolo di A&F di Repubblica, è quella di Revolut, che oggi è valutata quasi 40 miliardi di euro e ha recentemente ottenuto la licenza bancaria nel Regno Unito. Tutti gli indizi puntano verso una quotazione a Wall Street, considerata più strategica rispetto alla Borsa di Londra.
Subito dietro ci sono altre fintech britanniche: Monzo, con un possibile debutto negli Stati Uniti entro il 2026, e Starling Bank, che sta potenziando la propria presenza americana. OakNorth, focalizzata sulle piccole e medie imprese, ha già ricevuto il via libera per operare negli USA, e anche la bulgara Payhawk, dopo una crescita dell’85% dei ricavi nel 2023, si considera pronta a sbarcare in Borsa.
Al contrario, la tedesca N26 ha messo in pausa i propri piani di Ipo, mentre Thought Machine, specializzata in software bancari cloud, è tra le poche a guardare ancora a Londra.
Italia indietro, ma Satispay e Scalapay restano in corsa
Nel panorama europeo, l’Italia si presenta con meno nomi di rilievo, ma non è del tutto assente. Le due realtà più promettenti, si evidenzia su A&F, sono Satispay, attiva nei pagamenti digitali, e Scalapay, protagonista nel settore del buy now pay later.
Entrambe hanno ribadito che la priorità resta la crescita, ma non escludono un futuro ingresso in Borsa. In particolare, Satispay ha indicato un orizzonte di cinque anni per l’Ipo. L’ipotesi più naturale sembrerebbe Piazza Affari, ma dopo il caso Klarna tutto appare rinegoziabile.
Un mercato pieno di incognite
Nonostante l’entusiasmo attorno al ritorno delle Ipo tech, il contesto rimane complesso. Il Nasdaq, indice di riferimento per il settore tecnologico, è cresciuto del 16,5% da inizio anno, ma mostra segnali di volatilità.
Il rischio di un nuovo eccesso valutativo aleggia tra gli operatori. Il forte interesse per l’intelligenza artificiale ha gonfiato le performance delle big tech, ma aumentano anche i timori di una possibile bolla. In questo quadro, le fintech con fondamentali solidi e modelli di business consolidati potrebbero attirare l’interesse degli investitori in cerca di alternative più concrete.
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