Dopo Garavani, il futuro di Valentino tra Qatar e Kering

La maison prosegue la sua transizione verso la multinazionale francese. Mayhoola mantiene la maggioranza, ma i conti 2024 complicano la cessione totale

Uno store Valentino a Londra© Photo by John Keeble/Getty Images

Nel giorno dell’addio a Valentino Garavani, la maison che porta il suo nome guarda avanti. Ma non senza incognite. Mentre si celebra l’eredità culturale e stilistica del fondatore, la sua azienda vive un delicato passaggio di fase tra instabilità finanziaria e transizione societaria, con lo sguardo rivolto verso la Francia.

Come evidenziato oggi dal quotidiano la Repubblica, Valentino ha chiuso il 2024 con oltre 1,3 miliardi di euro di ricavi, ma con una perdita netta di circa 78 milioni, legata al rallentamento del mercato del lusso in Cina e in Europa. Il gruppo, che conta oggi oltre 1.600 dipendenti, è controllato al 70% da Mayhoola for Investments, il fondo sovrano legato alla famiglia reale del Qatar, e al 30% da Kering, colosso del lusso francese che detiene anche Gucci, Balenciaga e Bottega Veneta.

Proprio il difficile momento che sta vivendo il settore avrebbe spinto le due società a rinviare al 2029 l’opzione per l’acquisizione totale da parte di Kering, inizialmente prevista per il 2028. Quando, nel 2023, il gruppo francese ha rilevato il 30% per 1,7 miliardi di euro, la maison era stata valutata 5,6 miliardi di euro. Una cifra oggi da rivedere, in un contesto meno favorevole per il comparto.

Una storia di continui passaggi di proprietà

La storia di Valentino senza il suo stilista e fondatore ha inizia nel 1998 con la vendita da parte di Garavani alla Hdp di Maurizio Romiti per circa 540 miliardi di lire. Da lì una sequenza fitta di passaggi: nel 2002 la maison viene acquistata dal gruppo tessile Marzotto, poi nel 2007 entra in scena il fondo Permira. Nel 2012 l’arrivo di Mayhoola, che acquisisce il 100% per oltre 700 milioni di euro. L’ingresso di Kering arriva solo nel 2023, con un’opzione di piena acquisizione entro il 2029.

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Una nuova direzione creativa e strategica

Nel frattempo, la guida creativa è stata affidata, da marzo 2024, ad Alessandro Michele, già alla direzione di Gucci. Alla guida manageriale, dal 2023, c’è Riccardo Bellini, ex Maison Margiela e Chloé. Resta il nodo della strategia: rilanciare il marchio senza perdere la sua identità.

Dal 1998 in poi, Valentino Garavani si era progressivamente allontanato dall’azienda, ma aveva conservato un ruolo simbolico e culturale forte. Il progetto PM23, sede della fondazione romana, è oggi il cuore di questa eredità. Come evidenziato dal quotidiano La Stampa, PM23 non è solo un archivio, ma un ponte tra arte e moda, nato per custodire la visione del fondatore e proiettarla nel futuro.

In questo scenario incerto, resta un dato solido: il valore del nome Valentino. Frutto di decenni di creatività, ma anche di una gestione imprenditoriale che, nei suoi anni d’oro, aveva reso Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti i “re dell’high living”, secondo John Fairchild, storico direttore di Women’s Wear Daily. Oggi il marchio è un asset di prestigio, ma deve ancora dimostrare di poter camminare da solo, senza Garavani e senza Giammetti.

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