In un contesto globale dominato da conflitti, protezionismo e tensioni commerciali, la geopolitica è diventata una variabile strategica sempre più difficile da ignorare. Secondo il report Affrontare la nuova realtà geopolitica di Deloitte, il 58% dei Cfo italiani ritiene che le attuali instabilità internazionali potrebbero avere un impatto diretto sul fatturato nei prossimi sei mesi, mentre il 67% considera il rischio geopolitico ancora elevato.
Nonostante la consapevolezza diffusa, solo un’azienda su venti si è dotata di una struttura organizzativa dedicata al monitoraggio e alla gestione di questo tipo di rischi. Un dato che evidenzia una lacuna critica nella governance delle imprese italiane, alle prese con uno scenario che ormai sembra essersi trasformato in una “nuova normalità”.
Rischio conosciuto, ma ancora poco gestito
Il report, basato su un’indagine condotta su oltre 1.500 Cfo in 14 Paesi europei, mette in luce il ritardo strutturale con cui le aziende italiane stanno affrontando una minaccia considerata ormai strutturale. A livello operativo, prevale infatti un approccio informale e spesso privo di una chiara attribuzione di ruoli e responsabilità. Solo il 10% delle imprese ha avviato discussioni interne per proteggere le supply–chain, e appena l’11% ha valutato nuove strategie di localizzazione della produzione e dei servizi.
Secondo Riccardo Raffo, Cfo Program Leader di Deloitte, “il rischio geopolitico oggi è una certezza più che una possibilità”. Il dirigente sottolinea come la geopolitica sia diventata un elemento da integrare nella pianificazione aziendale, non solo per difendersi dagli shock esterni ma anche per individuare nuove opportunità di crescita. Raffo invita i leader finanziari a sviluppare strategie flessibili che uniscano gestione del rischio e creazione di valore.
Il digitale resta una priorità
L’incertezza incide anche sull’approccio al rischio nelle decisioni strategiche. Solo due Cfo su 10 dichiarano oggi una propensione ad assumere nuovi rischi, con un calo di 10 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Tuttavia, non si assiste a una paralisi degli investimenti: le priorità si spostano sulla trasformazione digitale (48%) e sull’efficientamento interno delle operations (42%).
Nel contesto di volatilità finanziaria, anche le modalità di finanziamento cambiano: l’autofinanziamento (61%) e i prestiti bancari (43%) risultano le opzioni più gettonate, mentre equity e debito societario risultano meno attrattivi.
I Cfo come leva di cambiamento
Pur in un contesto ancora incerto e frammentato, i Cfo possono giocare un ruolo strategico nella risposta aziendale alle crisi geopolitiche. Circa tre su 10 stanno già cercando di integrare questi rischi nella pianificazione aziendale, mentre il 20% utilizza stress test per simulare scenari futuri e testare la resilienza della strategia.
Ma la sfida resta aperta: come rileva il report di Deloitte, la maggioranza dei direttori finanziari italiani resta ancora ferma in una posizione attendista, sperando che siano gli eventi a evolversi prima di adottare contromisure strutturate.
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