Delfin, Leonardo Maria Del Vecchio tratta per salire al 37,5%

L’obiettivo è diventare primo azionista della holding degli eredi Del Vecchio rilevando le quote dei fratelli. Sul tavolo anche il progetto di portare Delfin in Borsa

Delfin, Leonardo Maria Del Vecchio tratta per salire al 37,5%© Photo by Franco Origlia/Getty Images

La partita sul futuro di Delfin, la holding che controlla EssilorLuxottica e un ampio portafoglio di partecipazioni finanziarie, entra in una fase decisiva. Leonardo Maria Del Vecchio, quarto figlio del fondatore di Luxottica, si starebbe avvicinando a un accordo per rilevare le quote dei fratelli Luca e Paola Del Vecchio, con l’obiettivo di diventare il principale azionista della cassaforte di famiglia.

Dopo la scomparsa di Leonardo Del Vecchio, il capitale di Delfin è suddiviso in otto quote identiche del 12,5%, detenute dai figli Claudio, Paola, Marisa, Leonardo Maria, Luca e Clemente, oltre che dalla moglie Nicoletta Zampillo e dal figlio di lei Rocco Basilico. Un equilibrio paritario che negli ultimi anni ha spesso generato stalli decisionali sulle scelte strategiche della holding.

Delfin, la mossa di Leonardo Maria Del Vecchio

La strategia del manager punta a modificare proprio questo equilibrio. Leonardo Maria Del Vecchio, oggi Chief Strategy Officer di EssilorLuxottica e presidente di Ray-Ban, ha esercitato il diritto di prelazione previsto dallo statuto di Delfin per acquistare il 12,5% ciascuno detenuto da Luca e Paola.

Se l’operazione dovesse andare in porto, la sua partecipazione salirebbe al 37,5%, rendendolo il maggiore azionista della finanziaria e permettendo di superare l’attuale situazione di stallo nella governance. L’iniziativa nasce dopo che Luca e Paola avevano chiesto di trasferire le loro partecipazioni in una società personale. Una richiesta che ha attivato il meccanismo di prelazione previsto dallo statuto della holding.

Secondo quanto ricostruito da Il Sole 24 Ore, la proposta di acquisto sarebbe stata accettata nelle ultime settimane dai due fratelli, aprendo di fatto il cantiere della trattativa e la fase di definizione del prezzo.

Il valore delle quote e il nodo del prezzo

La valutazione dell’operazione resta uno dei punti centrali del negoziato. Oggi il Nav di Delfin si aggira intorno a 46,5 miliardi di euro e questo implica che ciascuna quota del 12,5% abbia un valore teorico di circa 5,8 miliardi.

I due pacchetti complessivi in vendita supererebbero quindi i 10 miliardi di euro sulla carta. Tuttavia, in operazioni di questo tipo è frequente applicare uno sconto sul valore netto degli asset compreso tra il 10% e il 20%, elemento che sarà probabilmente decisivo per raggiungere un accordo tra le parti.

Un altro nodo riguarda lo sblocco dei dividendi. Finora la distribuzione di cedole più generose è stata frenata dalle maggioranze richieste dallo statuto: per approvare le decisioni in assemblea servono infatti i voti favorevoli di sei soci su otto, una soglia che negli ultimi anni ha contribuito al blocco decisionale.

L’operazione e il possibile leveraged buyout

In parallelo proseguono anche i contatti per strutturare finanziariamente l’acquisizione. Secondo quanto riportato dal Financial Times, l’operazione potrebbe essere realizzata attraverso un leveraged buyout sostenuto da un pool di banche.

L’idea sarebbe quella di ripagare il debito nel tempo grazie ai dividendi generati dalla holding. In prospettiva, Leonardo Maria Del Vecchio avrebbe indicato la possibilità di contare su oltre 7 miliardi di euro di riserve potenzialmente distribuibili come dividendo straordinario e su una futura politica di cedole superiore a 1 miliardo di euro l’anno.

Lo stesso Del Vecchio ha spiegato al Financial Times di essere disposto sia ad attendere una decisione del tribunale del Lussemburgo sul prezzo delle quote sia a raggiungere un accordo diretto con i fratelli, sottolineando che l’obiettivo è ricostruire la fiducia dopo anni di tensioni familiari.

L’ipotesi di quotazione di Delfin

Parallelamente al riassetto azionario, tra gli azionisti prende forma anche un’altra ipotesi strategica: la quotazione in Borsa di Delfin.

Il progetto, che secondo Il Sole 24 Ore è ancora in fase di valutazione, potrebbe rendere più liquide le partecipazioni degli eredi e facilitare eventuali riassetti societari. Le opzioni allo studio sono diverse: da un lato la possibilità di quotare la holding così com’è, dall’altro l’idea di creare una struttura separata in cui far confluire le sole partecipazioni finanziarie, lasciando fuori il sistema industriale legato a EssilorLuxottica.

La prospettiva di una quotazione si inserisce nello sforzo più ampio per trovare una soluzione stabile agli equilibri della dinastia imprenditoriale, a quasi quattro anni dalla scomparsa del fondatore di Luxottica. Se il piano di acquisizione delle quote dovesse concretizzarsi nei tempi previsti, il nuovo assetto potrebbe essere definito entro agosto, aprendo una fase nuova per la governance della holding.

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