Leonardo Maria Del Vecchio apre un nuovo fronte nella governance di Delfin. Con una lettera datata 29 agosto, l’imprenditore ha chiesto ai revisori della holding di famiglia di verificare una serie di criticità che riguarderebbero la trasparenza del Consiglio di amministrazione, possibili conflitti d’interesse e la gestione di alcune partecipazioni.
La richiesta arriva dopo l’uscita di Del Vecchio dagli incarichi operativi in EssilorLuxottica e riporta al centro anche il tentativo, poi sfumato, di acquistare dai fratelli Luca e Paola un ulteriore 25% di Delfin per circa 10 miliardi di euro, portando la propria partecipazione dal 12,5% al 37,5%. Nella lettera l’imprenditore contesta al board «posizioni incoerenti» sul sostegno all’operazione e lamenta difficoltà nell’ottenere documentazione richiesta dai propri consulenti.
La denuncia su possibili conflitti d’interesse
Uno dei dossier riguarda Romolo Bardin, amministratore delegato di Delfin, e la sovrapposizione di incarichi con realtà riconducibili a Claudio Del Vecchio. Leonardo Maria chiede di verificare se il consiglio abbia gestito adeguatamente eventuali situazioni nelle quali gli interessi delle diverse strutture potessero divergere. Un secondo punto riguarda Mario Notari, consigliere di Delfin e notaio che redasse l’atto con cui Nicoletta Zampillo rinunciava all’usufrutto a favore di Rocco Basilico. Anche su questa posizione Del Vecchio chiede approfondimenti, nel quadro delle contestazioni legali che coinvolgono alcuni membri della famiglia.
La lettera tocca inoltre la partecipazione in Ceramica Dolomite, salvata nel 2022 con l’ingresso di Delfin e altri investitori. Del Vecchio sostiene che gli azionisti non avrebbero ricevuto un’informativa adeguata sull’andamento della società, sugli impegni finanziari assunti e sul monitoraggio dell’investimento. Nel documento compare infine il dossier Brooks Brothers. Del Vecchio chiede chiarimenti sull’esposizione legale di Delfin negli Stati Uniti legata alla società americana, fallita nel 2020, sostenendo di non essere stato informato dell’esistenza di procedimenti ancora pendenti né di eventuali passività collegate.
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