Dal 17 agosto Paola e Luca Del Vecchio possono trasferire nei rispettivi veicoli personali il 12,5% a testa detenuto in Delfin. La possibilità si è aperta alla scadenza dei termini previsti dalla procedura lussemburghese, dopo che né gli altri soci né la holding hanno esercitato i diritti di prelazione o riscatto. Le percentuali economiche nella cassaforte fondata da Leonardo Del Vecchio non cambiano, ma il conferimento rende più flessibile la gestione delle partecipazioni, anche nei rapporti con le banche e nelle future trattative tra eredi.
Il passaggio nasce dal ricorso alla normativa del Granducato, che prevale sui limiti dello statuto Delfin e consente a un socio di non restare vincolato a vita alla società. Sul Corriere della Sera di oggi si ricostruisce che in questo caso non è stato necessario passare dai giudici né ricorrere a una perizia per fissare un prezzo, diversamente dal dossier aperto da Rocco Basilico sul trasferimento dello 0,4%. Il punto centrale è la bancabilità delle quote. Le partecipazioni, attraverso i veicoli personali, possono diventare più flessibili nell’ambito di finanziamenti o operazioni future. Il margine, però, resta delimitato dallo statuto blindato di Delfin: le azioni contenute nei veicoli non possono essere alienate senza unanimità. Una banca potrebbe quindi arrivare al massimo a possedere indirettamente la società veicolo di un socio, senza ‘aggredire’ direttamente le azioni Delfin e venderle, come si precisa in un articolo del quotidiano la Repubblica.
Delfin verso il primo vero riassetto degli eredi
Dentro questa cornice si muovono anche Leonardo Maria Del Vecchio, Clemente Del Vecchio e Rocco Basilico, che hanno presentato richieste analoghe. Il loro percorso richiederà più tempo e potrebbe concludersi nei prossimi mesi o, per Leonardo Maria, a marzo 2027. Il precedente di Paola e Luca rende comunque più concreta una riorganizzazione che finora era rimasta compressa tra vincoli statutari, diritti di prelazione e rapporti familiari difficili.
Leonardo Maria aveva tentato di acquistare il 25% di Luca e Paola con un finanziamento bancario da 10 miliardi, su una valutazione di 5 miliardi a testa. Le banche chiedevano garanzie sulle quote acquisite, soluzione allora non praticabile. In primavera è emerso anche un dialogo con il fondo Apollo per valutare il finanziamento dell’operazione e la revisione di un debito personale superiore al miliardo; l’esposizione con le banche viene indicata in 1,3 miliardi. L’uscita di Leonardo Maria dagli incarichi operativi in EssilorLuxottica può incidere sugli equilibri interni. Il quotidiano La Stampa collega questo passaggio alla distanza presa da Francesco Milleri, presidente e amministratore delegato di Essilux e figura centrale anche in Delfin, e alla possibilità di un riavvicinamento tra i fratelli. La maggiore libertà personale del quarto figlio del fondatore può rendere meno rigido il confronto sul futuro della holding.
Dividendi e governance
Il capitolo più sensibile resta quello della governance. Delfin distribuisce utili con un tetto oggi fermo al 10% senza un accordo tra soci. Luca, Clemente e Paola chiedono da tempo una modifica dello statuto e degli equilibri di governo della holding. La linea ha contribuito a congelare le cedole e rende ogni passaggio sulle quote parte di una trattativa più ampia, in cui la libertà finanziaria dei singoli soci si lega alla struttura complessiva del Gruppo.
Sul valore delle partecipazioni il confronto può riaprirsi. Il tentativo di acquisizione del pacchetto di Luca e Paola da parte di Leonardo Maria era basato su una valutazione complessiva di 10 miliardi, ma quella cifra non derivava da una perizia. In una cassaforte stimata circa 40 miliardi, il prezzo delle quote può diventare un nuovo terreno di scontro, soprattutto se altri soci seguiranno la stessa strada e chiederanno di trasferire o valorizzare le proprie partecipazioni.
Nelle strutture societarie personali si intravede già il possibile assetto della prossima fase. Paola Del Vecchio ha costituito nel Granducato Nemora sarl, che potrebbe ricevere la sua quota attraverso la holding Parsus. Il fratello Luca dovrebbe procedere tramite Lufin, anch’essa lussemburghese. Tra le ipotesi di riassetto circolano la separazione tra attività finanziarie e industriali oppure la suddivisione delle partecipazioni in otto “mini Delfin”.
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Il fondatore di Luxottica, Leonardo Del Vecchio




