Delfin, Caltagirone e Mps: la strategia che ha portato a Mediobanca

Sei anni di manovre e alleanze che hanno cambiato il potere finanziario in Italia

Mps-Mediobanca, via libera alla fusione. Scatta il delistingUna foto di Piazzetta Cuccia, ingresso della sede di Mediobanca a Milano

Tra il 2019 e il 2025, la holding Delfin e la società di Francesco Gaetano Caltagirone hanno rafforzato la loro presenza in Mediobanca, in parallelo a una crescente influenza su Generali e, più recentemente, su Monte dei Paschi di Siena. Una serie di operazioni societarie e assembleari ha portato a un cambio radicale di assetti in Piazzetta Cuccia, oggi al centro dell’interesse della Procura di Milano.

In un articolo di Giovannni Pons, pubblicato oggi dal quotidiano la Repubblica, si ricostruiscono alcune tappe fondamentali di questa vicenda: acquisti progressivi di azioni, candidature alternative nelle assemblee, alleanze societarie e infine il successo dell’Ops lanciata da Mps, che ha raggiunto l’86% di adesioni.

Le origini: Mediobanca e Generali sullo sfondo

Come ricostruito nell’articolo, il primo snodo si colloca nel 2018, quando Leonardo Del Vecchio – fondatore di Luxottica – inizia a investire in Mediobanca dopo un contrasto con i vertici su un progetto per lo Ieo. Negli anni successivi, Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio, incrementa le proprie quote fino a diventare, nell’ottobre 2024, azionista al 19,8%. In parallelo, Caltagirone porta la sua partecipazione al 7,6%.

La presenza dei due investitori privati si fa sentire anche su Generali, dove sono azionisti da tempo. Nel 2022, Caltagirone presenta una lista alternativa per il rinnovo del consiglio della compagnia assicurativa, contrapposta a quella sostenuta da Mediobanca, all’epoca primo azionista. La lista alternativa non viene eletta, ma segna un momento importante nel confronto tra visioni diverse sulla governance del gruppo.

L’ingresso in Mps e la svolta operativa

Il passaggio successivo avviene il 13 novembre 2024, con l’acquisto – da parte di Delfin, Caltagirone, Banco Bpm e Anima – del 15% di Mps, ceduto dal Ministero dell’Economia tramite Accelerated Book Building. Questa operazione rappresenterebbe un punto di svolta, il preludio all’offerta pubblica su Mediobanca.

L’Ops totalitaria in azioni viene lanciata nel gennaio 2025 da Mps e riceve il sostegno di tutto il consiglio, incluso il rappresentante del Tesoro. A settembre, con l’adesione dell’86,3% del capitale, Mediobanca cambia assetto. Seguono le dimissioni del board guidato da Alberto Nagel, e l’insediamento di Vittorio Grilli alla presidenza (in quota Delfin) e Davide Melzi d’Eril come amministratore delegato (area Caltagirone).

Quadro in evoluzione

Queste operazioni sono ora oggetto di attenzione da parte della Procura di Milano, che indaga su eventuali profili di coordinamento tra i soggetti coinvolti. La vicenda resta aperta anche sul fronte societario: Mediobanca detiene una quota del 13% in Generali, e il nuovo assetto potrebbe incidere sui futuri equilibri della compagnia assicurativa.

Resta sempre aggiornato con il nuovo canale Whatsapp di Business People
© Riproduzione riservata