Da Orcel a Delfin, chi può cambiare la partita su Mps

L’offerta presentata da Intesa Sanpaolo è forte ma non chiude il risiko bancario. Soci del Monte dei Paschi, Unicredit e antitrust restano variabili decisive per l’esito dell’Opas

Da Orcel a Delfin, chi può cambiare la partita su MpsAndrea Orcel, amministratore delegato di UniCredit

Dopo il lancio dell’Opas di Intesa Sanpaolo su Mps, la partita sembra avere un favorito chiaro. Ma l’operazione non è ancora chiusa. Il successo dell’offerta passa ora dalle decisioni dei grandi soci del Monte dei Paschi di Siena, dalle possibili mosse di Unicredit e dalle valutazioni delle autorità chiamate a esaminare il dossier.

Il primo snodo riguarda l’azionariato di Monte dei Paschi di Siena. Nel capitale della banca senese pesano quote rilevanti come quelle di Delfin, del gruppo Caltagirone, del Mef e di Edizione. Sono questi soci, insieme al mercato, a dover decidere se aderire all’offerta di Ca’ de Sass o sostenere un percorso alternativo.

Per Delfin e Caltagirone, l’operazione presenta più livelli di valutazione. Da un lato c’è la partecipazione in Mps, che potrebbe essere valorizzata attraverso l’adesione all’offerta di Intesa. Dall’altro c’è il ruolo che entrambi hanno avuto negli equilibri di Mediobanca e Generali, due asset centrali nella nuova fase del risiko.

In caso di adesione, i soci privati del Monte si diluirebbero nel capitale della nuova Intesa Sanpaolo, entrando però in una realtà molto più grande e con un azionariato ancora fortemente italiano. È uno degli argomenti su cui punta Carlo Messina, convinto che i grandi azionisti privati possano guardare con favore all’operazione.

La decisione non è però automatica. Il progetto di Luigi Lovaglio puntava a consolidare il perimetro Mps-Mediobanca, mentre l’offerta di Intesa apre la strada a una nuova separazione degli asset e a una ridefinizione del peso di Siena.

L’incognita Unicredit nel nuovo risiko bancario

L’altro grande interrogativo riguarda Andrea Orcel. Unicredit resta impegnata sul dossier Commerzbank, ma continua a essere osservata come possibile variabile del risiko italiano. La banca di Piazza Gae Aulenti ha una partecipazione vicina al 10% in Generali e potrebbe trovarsi a convivere con Intesa nell’azionariato del Leone. Messina ha escluso ambizioni di gestione diretta sulla compagnia, ma il peso dei due maggiori gruppi bancari italiani in Generali rende il quadro ancora aperto.

Una controfferta su Mps appare complessa, anche per il costo che richiederebbe. Più concreta, secondo diverse ricostruzioni, potrebbe essere l’ipotesi di un ritorno di attenzione su Banco Bpm, soprattutto se il progetto di aggregazione con Siena dovesse perdere forza dopo la mossa di Intesa.

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Gli altri nodi da sciogliere

La terza variabile riguarda i regolatori. L’operazione è stata costruita proprio per superare il nodo Antitrust, con il trasferimento a Unipol di una parte della rete del Monte destinata poi a integrarsi con Bper. Resta però da verificare il vaglio delle autorità competenti, anche per gli intrecci nel settore assicurativo.

Mps, intanto, è entrata nel regime della passivity rule, che limita le iniziative difensive senza il coinvolgimento degli azionisti. Il cda ha preso atto dell’offerta di Intesa, definita “non concordata”, e della proposta di Banco Bpm, definita “non sollecitata”, confermando che l’integrazione con Mediobanca procede.

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